Campari, chiesto il rinvio a giudizio per il presidente Garavoglia. Lagfin: nessun rischio patrimoniale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’accordo con il Fisco non chiude il fronte penale della vicenda Lagfin, la holding della famiglia Garavoglia a monte di Campari. La Procura di Monza ha chiesto il rinvio a giudizio di Luca Garavoglia, presidente del colosso italiano degli alcolici, e di Giovanni Berto, legale rappresentante della cassaforte lussemburghese che controlla il gruppo, nell’inchiesta su una presunta evasione fiscale da 1,29 miliardi di euro. Spetterà ora al giudice dell’udienza preliminare decidere se disporre il processo.

L’operazione del 2018 e l’exit tax contestata

Al centro dell’indagine c’è la fusione del 2018 tra l’italiana Alicros e la controllante Lagfin. Secondo l’accusa, l’operazione avrebbe sottratto all’exit tax plusvalenze per 5,3 miliardi, contestate per il periodo 2018-2020. L’ipotesi di reato, riferisce Reuters, è quella di dichiarazione fraudolenta. L’exit tax è l’imposta dovuta quando una società trasferisce la propria residenza fiscale all’estero: in quel momento i beni aziendali vengono valorizzati al prezzo di mercato e la plusvalenza latente diventa tassabile, anche senza una vendita effettiva.

Il sequestro e l’accordo tributario

La vicenda ha già avuto risvolti concreti sul piano patrimoniale. A ottobre 2025 erano state sequestrate azioni di Lagfin per un valore di 1,29 miliardi di euro, pari a circa il 16% del capitale di Campari. Sul fronte tributario, lo scorso dicembre la holding aveva definito il contenzioso con l’Agenzia delle Entrate attraverso un accordo da 405 milioni, da versare nell’arco di quattro anni. La definizione fiscale segue però un percorso distinto dal procedimento penale, come prevede l’ordinamento italiano.

La posizione di Lagfin e della difesa

Nella replica alla richiesta dei magistrati, Lagfin rivendica la propria «totale estraneità» al procedimento, precisando che la posizione della società, per i medesimi fatti, è stata archiviata per intervenuta prescrizione con decreto del 9 luglio 2026. La holding esclude quindi qualsiasi conseguenza patrimoniale a proprio carico. Garavoglia, aggiunge la nota, è certo di avere agito nel rispetto delle norme e si difenderà in ogni grado di giudizio.

Il legale Giuseppe Iannaccone, che assiste i due indagati con Nerio Diodà, ha dichiarato a Reuters che il processo dimostrerà l’innocenza dei suoi assistiti.

Chi è Luca Garavoglia

Garavoglia, 57 anni, guida Campari dal 1994 ed è tra gli uomini più ricchi d’Italia con un patrimonio stimato da Forbes in 2,6 miliardi di dollari. La sua storia imprenditoriale si intreccia con quella della holding di famiglia: sotto la sua gestione il gruppo si è quotato a Piazza Affari nel 2001 ed è diventato uno dei principali player mondiali nel settore degli spirits. Nel 2020 Campari ha trasferito la propria sede societaria nei Paesi Bassi, un passaggio che rientra nella più ampia riorganizzazione della struttura di controllo della famiglia.

I conti del gruppo

Sul fronte industriale, Campari ha archiviato il primo semestre 2026 con vendite nette a 1,51 miliardi di euro, in calo dell’1% su variazione totale ma in crescita del 2,7% a livello organico. L’utile netto rettificato è salito a 226 milioni (+4,7%), mentre l’utile netto contabile è sceso a 129 milioni (-37,7%), risentendo di rettifiche legate alla razionalizzazione del portafoglio. L’indebitamento finanziario netto al 30 giugno 2026 è pari a 2,07 miliardi, con un rapporto debito netto/EBITDA rettificato di 2,6 volte.

La notizia della richiesta di rinvio a giudizio ha avuto un riflesso immediato in Borsa, con il titolo Campari in calo dell’1,31% al momento della diffusione.

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