Campari, la Procura di Monza chiede il processo per Garavoglia: l’accordo con il Fisco non chiude il fronte penale
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Redazione Economia
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La richiesta di rinvio a giudizio depositata dalla Procura di Monza riporta al centro dell’attenzione la complessa architettura fiscale che ruota attorno a Lagfin, la cassaforte lussemburghese che detiene il controllo di Campari. I magistrati hanno chiesto il processo per Luca Garavoglia, presidente del gruppo degli spirits, e per Giovanni Berto, legale rappresentante della holding, ipotizzando una evasione fiscale da 1,29 miliardi di euro.
La decisione sulla effettiva celebrazione del processo spetta ora al giudice dell’udienza preliminare, chiamato a valutare la solidità dell’impianto accusatorio.
La fusione del 2018 e l’exit tax contestata
Il nodo attorno a cui ruota l’intera vicenda riguarda la fusione avvenuta nel 2018 tra Alicros, la società italiana che storicamente controllava Campari, e la stessa Lagfin. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’operazione avrebbe dato vita a un’unica entità titolare di una quota del 51% nel gruppo di Sesto San Giovanni, quota che all’epoca superava i 4 miliardi di euro di valore di mercato.
Il trasferimento della struttura societaria in Lussemburgo avrebbe però sottratto all’erario italiano plusvalenze per 5,3 miliardi, sulle quali sarebbe stata dovuta l’exit tax, l’imposta che colpisce le società nel momento in cui spostano la propria residenza fiscale fuori dai confini nazionali. L’ipotesi di reato formulata dalla Procura è quella di dichiarazione fraudolenta, contestata per il periodo compreso tra il 2018 e il 2020. La Guardia di Finanza aveva già eseguito nell’ottobre del 2025 un sequestro di azioni Lagfin per un valore equivalente alla somma contestata.
La posizione di Lagfin e l’accordo da 405 milioni
Sul fronte amministrativo, la holding della famiglia Garavoglia aveva definito lo scorso dicembre il contenzioso con l’Agenzia delle Entrate attraverso un accordo da 405 milioni di euro, da versare in un arco temporale di quattro anni. Lagfin, nel comunicare l’intesa, aveva motivato la transazione con la volontà di evitare un lungo contenzioso che avrebbe potuto riverberarsi negativamente sul titolo Campari, pur continuando a ritenere inapplicabile l’exit tax.
La società ha poi tenuto a precisare, in una nota, la propria totale estraneità al procedimento penale, ricordando che per i medesimi fatti la sua posizione era già stata archiviata per intervenuta prescrizione con decreto del 9 luglio 2026. Da questa archiviazione la holding fa discendere l’assenza di qualsiasi pregiudizio patrimoniale a proprio carico in seguito all’eventuale processo.
Le difese e i prossimi passaggi giudiziari
Quanto alla posizione personale del presidente, la holding riferisce che Garavoglia, certo di avere operato in assoluta correttezza e nel pieno rispetto della norma, si difenderà con il massimo vigore in tutti i gradi del giudizio. Il legale Giuseppe Iannaccone, che assiste i due indagati insieme a Nerio Diodà, ha dichiarato che il processo sarà l’occasione per acclarare con assoluta evidenza l’innocenza dei propri assistiti. La vicenda, va ricordato, resta per ora confinata alla fase delle indagini preliminari e le contestazioni dovranno trovare conferma in sede giudiziaria.
Nel frattempo, il gruppo guidato da Simon Hunt ha confermato lo scorso luglio una crescita attesa dei ricavi di circa il 3% per il 2026, con la presentazione dei conti dei primi nove mesi fissata per il prossimo 28 ottobre.
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