Italia in finale contro la Turchia dopo un trionfo epico sul Brasile
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Myriam Sylla, stella del volley azzurro, ha parlato di fantasmi scacciati e di un’emozione che pochi provano in un’intera vita, dopo una semifinale mondiale contro il Brasile che, a suo dire, “resterà anche tra vent’anni”. In quelle parole, pronunciate nella notte di Bangkok, c’è tutta la portata di una vittoria che va ben oltre il merito sportivo, toccando corde profondamente umane. La capitana ha dedicato il traguardo alle donne, svelando un orgoglio che affonda le radici nella lezione dei genitori e in un’identità che, in un momento così culminante, si fa vanto collettivo. Con l’adrenalina ancora alta e la necessità di trovare un attimo di quiete prima della battaglia decisiva, Sylla ha incarnato lo stato d’animo di una squadra che ha superato un confine psicologico cruciale.
Sulla stessa linea il ct Julio Velasco, il quale ha ammesso di aver “rivissuto la semifinale di Rio del 1990” con la nazionale maschile, richiamando alla memoria un’analoga, estenuante lotta terminata 3-2 e 15-13 al tie-break. “Sorridente ma provato”, come lui stesso si è definito, l’allenatore ha sintetizzato così le oltre due ore di gioco che hanno proiettato l’Italia nell’ultimo atto. Velasco, che da mesi insiste ossessivamente con le sue atlete sul concetto di “fare con quel che si ha” e sul “non mollare mai”, ha visto i suoi insegnamenti materializzarsi in una prova di carattere esemplare, contro un avversario che per anni ha rappresentato un ostacolo insormontabile.




