Crisi Stellantis, una cronaca di un disastro annunciato
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Redazione Economia
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Quasi quattro anni fa nasceva Stellantis, una casa automobilistica nata con grandi ambizioni, ma che, nel corso del tempo, è scivolata in una crisi produttiva e di prospettive. Le dimissioni dell’amministratore delegato Carlos Tavares hanno segnato un punto di svolta, evidenziando le difficoltà che l'azienda sta affrontando. Ma come si è arrivati a questa situazione? Quali sono i numeri che certificano queste grandi difficoltà?
Secondo uno studio di Progonos pubblicato da VDA, la transizione verso l’auto elettrica potrebbe portare alla perdita di 186.000 posti di lavoro in Germania entro il 2035, di cui 46.000 già persi tra il 2019 e il 2023. La chiusura di tre stabilimenti Volkswagen in Germania e la sospensione della produzione Audi in Belgio rappresentano momenti cruciali per l’industria automobilistica europea, che si trova a dover affrontare profonde ripercussioni economiche e sociali.
Le dimissioni anticipate di Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, hanno fatto scalpore soprattutto perché la sua buonuscita milionaria toglie ogni dubbio sul fatto che della crisi dell’auto ne stanno facendo le spese i lavoratori, che perdono il lavoro o vanno in cassa integrazione, e i cittadini, per i quali le auto sono ormai oggetti di lusso. La crisi di Stellantis, tuttavia, non è imputabile esclusivamente alla transizione verso l’elettrico.
Per comprendere appieno il fenomeno, è necessario partire dai dati numerici. Secondo Acea (European Automobile Manufacturers’ Association), la distribuzione geografica della produzione di veicoli nel mondo mostra chiaramente come l’industria automobilistica europea stia perdendo terreno rispetto ad altre regioni.




