Telefonate moleste, dal 19 novembre stop alle finte chiamate dai numeri mobili

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si avvicina, ormai, una data che milioni di utenti attendono da tempo, un provvedimento che mira a porre un argine concreto al fenomeno delle chiamate indesiderate. Dal 19 novembre 2025, infatti, entrerà in vigore la nuova e più stringente regolamentazione sul telemarketing, la quale decreterà la fine delle finte chiamate in arrivo da numeri di telefonia mobile nazionale. L'obiettivo primario della misura, che rappresenta un significativo inasprimento delle norme esistenti, è quello di contrastare con maggiore efficacia la pratica dello spoofing, una tecnica fraudolenta attraverso la quale operatori e call center, spesso ubicati oltre i confini nazionali, manipolano il numero chiamante visualizzato sullo schermo del ricevente. Vengono così utilizzati numeri che appaiono del tutto legittimi, con prefissi familiari e simili a quelli della zona di residenza dell'utente, un espediente studiato per ingenerare un senso di fiducia e indurre la persona a sollevare la cornetta, cadendo così nella trappola.

Il secondo step del blocco

Quella di novembre non è, in realtà, una novità assoluta ma costituisce piuttosto la fase conclusiva di un percorso avviato in precedenza. Questo intervento, che molti ignorano nonostante la sua importanza, rappresenta il secondo e ultimo step del sistema di filtri voluto dall'Autorità. Se in passato erano state introdotte barriere contro le telefonate moleste provenienti dall'estero su linee fisse, ora la medesima protezione viene estesa anche ai numeri mobili che, sebbene risultino anagraficamente italiani, sono in realtà clonati o contraffatti. Si tratta di una chiusura necessaria, una tappa obbligata per rendere la rete più sicura e restituire agli italiani un po' di quella tranquillità che il telefono, ormai, aveva da tempo smarrito.

La tecnica dello spoofing e i suoi effetti

Lo spoofing, di per sé, si configura come una vera e propria frode informatica applicata alla rete telefonica, un inganno che sfrutta la vulnerabilità dei protocolli di trasmissione per mascherare l'identità reale del chiamante. I malintenzionati, i quali agiscono per lo più da Paesi extraeuropei dove le normative sono più lasche, utilizzano software specializzati per impersonare numeri di aziende locali, di istituti bancari o, addirittura, di privati cittadini. La conseguenza immediata è un'ondata di telefonate illecite che appaiono insospettabili, rendendo vani i tentativi di blocco basati sulla semplice blacklist e costringendo le persone a un continuo stato di allerta. Molti di loro, purtroppo, sono stati tratti in inganno, fornendo dati personali o finendo in reti di truffe più elaborate, come testimoniano diversi fascicoli aperti dalla magistratura.

L'impatto sulla vita quotidiana

L'introduzione di questo blocco sistematico promette di alterare in maniera significativa le abitudini di utilizzo del telefono, restituendogli quella funzione di strumento di comunicazione privata e volontaria che il marketing aggressivo aveva in parte stravolto. Non si tratterà, è bene sottolinearlo, di un filtro opzionale che l'utente deve attivare manualmente, bensì di un obbligo di legge imposto a tutti i gestori di telefonia mobile operanti sul territorio nazionale. Le compagnie, dal canto loro, hanno dovuto adeguare le proprie infrastrutture di rete per implementare i necessari controlli, garantendo che ogni chiamata in ingresso da un numero mobile sia autenticata prima di essere instradata verso il destinatario finale. È un cambiamento di paradigma che sposta l'onere della sicurezza dalle spalle del singolo a quelle del sistema nel suo complesso.

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