Sony assorbe Cinemersive Labs e punta tutto sul machine learning per la grafica delle sue console

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non una nuova software house da mettere in fila accanto a Naughty Dog o Insomniac Games, bensì un’operazione che profuma di laboratorio di ricerca applicata. Sony Interactive Entertainment ha ufficializzato l’acquisizione di Cinemersive Labs, una realtà con sede nel Regno Unito che molti, fino a ieri, associavano soltanto a sperimentazioni nel campo della realtà virtuale. Questa piccola azienda, fondata nel 2022, entra ora a far parte del Visual Computing Group (VCG) del colosso giapponese, portando con sé un bagaglio tecnico fatto di machine learning e computer vision; due settori che, lo si capisce dalle pieghe del comunicato ufficiale, diventeranno il banco di prova per il futuro grafico di PlayStation. Non ci troviamo di fronte all’ennesima espansione in termini di proprietà intellettuale o franchise, ma a una mossa finalizzata a consolidare internamente competenze specifiche, quelle necessarie a gestire la crescente complessità delle pipeline di rendering.

L’ingegneria alle spalle della startup britannica

Cinemersive Labs non aveva certo il profilo di uno sviluppatore tradizionale. La sua fama, nell’ambiente, era legata soprattutto a tecnologie in grado di trasformare semplici fotografie bidimensionali in scene tridimensionali immersive, un processo che richiede algoritmi avanzati di intelligenza artificiale per ricostruire la profondità dove fisicamente non esiste. Questa competenza, a dir poco cruciale per chi produce hardware e software dedicati all’intrattenimento, verrà ora riversata nei team interni di Sony. L’acquisizione, il cui valore economico non è stato reso noto, suggerisce una strategia chiara: la casa di PlayStation non vuole limitarsi a comprare giochi o studi, ma intende possedere i mattoni fondamentali della prossima generazione visiva. E questi mattoni, nel 2026, si chiamano reti neurali, upscaling predittivo e ottimizzazione dei flussi di lavoro tramite intelligenza artificiale.

Un sostegno strutturale per PlayStation Studios

Sebbene non sia un team di sviluppo nel senso stretto del termine, l’arrivo di questi ingegneri fornirà un supporto tangibile ai PlayStation Studios, quelli che producono i titoli first party. L’obiettivo dichiarato è quello di "spingere i confini del visual computing" – per usare le parole diffuse dall’azienda – e di offrire esperienze di gioco più ricche. In pratica, gli algoritmi sviluppati da Cinemersive Labs potrebbero finire per migliorare le tecniche di rendering, affinare la gestione delle luci e, forse, rivoluzionare il modo in cui le console gestiscono il carico di lavoro della GPU. C’è da considerare, e non è un dettaglio secondario, che questa operazione arriva a pochi mesi dal lancio delle prime implementazioni del PSSR (PlayStation Spectral Super Resolution), la tecnologia di upscaling proprietaria basata sull’IA che Sony ha introdotto per competere con soluzioni come il DLSS di Nvidia. Cinemersive Labs, con la sua esperienza in computer vision, potrebbe rivelarsi il tassello mancante per perfezionare ulteriormente questi sistemi.

Tempi lunghi e l’integrazione nel Visual Computing Group

Una volta completate le procedure burocratiche del caso, il team britannico confluirà nel VCG, quel ramo della ricerca che difficilmente fa notizia con un lancio pubblicitario, ma che determina il salto di qualità tra una generazione di console e l’altra. E qui sta il punto: non aspettatevi di vedere i frutti di questa sinergia sugli scaffali domani. L’acquisizione di una realtà come Cinemersive Labs, specializzata in apprendimento automatico e visione artificiale, è un investimento a medio termine. Le sue tecnologie probabilmente andranno a innestarsi su quelle che diventeranno le fondamenta di PlayStation 6 (sebbene il nome non sia stato ufficialmente pronunciato) o, quantomeno, su quegli aggiornamenti di sistema che miglioreranno la resa dei giochi cross-gen. In un mercato dove Microsoft e il PC spingono sull’acceleratore dell’IA, la mossa di Sony è un avvertimento silenzioso ma preciso: la guerra della next-gen si vincerà anche nei laboratori di machine learning, non solo nelle vetrine degli store.

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