Bimbo caduto dall'auto a Viterbo, indagati la madre e l'amico alla guida
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Redazione Interno
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Le indagini della squadra mobile di Viterbo sulla caduta del bambino di due anni dall’auto in corsa lo scorso 21 agosto stanno convergendo, secondo quanto appreso, verso un quadro dai contorni più definiti, sebbene ancora da chiarire in alcuni suoi aspetti cruciali. Il verbale, che racchiude il frutto delle investigazioni condotte finora, è stato trasmesso alla procura locale, la quale dovrà valutare l’eventuale sussistenza di profili di responsabilità a carico della madre del piccolo e dell’amico di famiglia che in quel momento era alla guida del veicolo.
La dinamica ricostruita inizialmente dalla donna, la quale aveva dichiarato che il figlio maggiore di tre anni avesse sganciato le cinture del seggiolino per poi aprire lo sportello, comincia a mostrare diverse falle. L’elemento più significativo, emerso dagli accertamenti degli agenti, riguarda proprio il seggiolino di sicurezza, il quale – stando a quanto affermato dal conducente – sarebbe stato presente in auto ma del quale, in realtà, non è stata trovata alcuna traccia materiale all’interno dell’abitacolo, fatto che getta un’ombra di dubbio sulla versione dei fatti fornita.
Il bambino, la cui identità rimane tutelata, versa attualmente in condizioni stabili ma pur sempre gravi presso il policlinico Gemelli di Roma, dove è stato trasferito dopo il primo intervento al pronto soccorso di Viterbo. I medici hanno diagnosticato un trauma cranico associato a una frattura dell’osso orbitario, con un periodo di prognosi previsto in non meno di venti giorni, un lasso di tempo che lascia intendere la violenza dell’impatto subito.




