Zelensky a Parigi: trentamila uomini per lo scudo che voleva
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Redazione Esteri
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«Non siamo mai stati così concreti», ha affermato Volodymyr Zelensky al termine del vertice di Parigi, e la sostanza dell’incontro, a cui hanno partecipato i leader di una trentina di nazioni, sembra dargli ragione. Quella che era iniziata come una riunione informale dei cosiddetti “volenterosi” ha prodotto un impegno operativo di rilievo: la promessa di formare una forza di intervento, composta da circa trentamila uomini, provenienti da dieci paesi diversi, destinata a supportare le operazioni di sicurezza in Ucraina. La scarsità di dettagli operativi resi pubblici, un elemento che spesso denota incertezza, in questo frangente potrebbe paradossalmente essere interpretata come un segnale positivo, indicando che si è passati dalla fase delle dichiarazioni di principio a quella, più concreta e necessariamente riservata, della pianificazione.
Un nodo cruciale, affrontato durante i colloqui, è stato la posizione di alcuni paesi fondalmentalmente contrari all’invio di propri militari in un’eventuale missione. L’Italia, insieme a Germania e Polonia, si è espressa in maniera netta su questo punto, un “no” che non sembra ammettere discussioni. Tuttavia, nonostante questa preclusione, i tre paesi sono stati ugualmente inclusi nella lista dei sostenitori dell’iniziativa. Ciò lascia intendere che il loro contributo, se non in uomini, potrà articolarsi in altri modi, probabilmente attraverso un ampliamento degli aiuti finanziari, del supporto logistico o del trasferimento di materiale bellico, il cui flusso è diventato ancor più vitale.
La preoccupazione che ha animato il vertice, un fantasma che ha aleggiato sui lavori, è stata la ridefinizione della strategia americana sotto la presidenza di Donald Trump. L’amministrazione statunitense ha infatti manifestato l’intenzione di interrompere diversi programmi di assistenza alla sicurezza per l’Europa, comprese iniziative chiave per il rafforzamento del fianco orientale della Nato. Questo potenziale disimpegno di Washington, sebbene parziale, costringe i partner europei a un’assunzione di responsabilità senza precedenti, spingendoli a costruire una capacità di risposta autonoma e coordinata per compensare un vuoto che nessuno, a Parigi, intende lasciare scoperto.




