Scudo penale per la polizia, cosa prevede
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Redazione Interno
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Il governo italiano sta valutando l'introduzione di uno scudo penale per gli operatori delle forze dell'ordine, una norma di tutela che mira a evitare l'iscrizione nel registro degli indagati per gli agenti coinvolti in operazioni di servizio. Il testo, attualmente allo studio dell'ufficio affari legali di Palazzo Chigi e del ministero di Grazia e Giustizia, è pensato per rafforzare le garanzie per gli agenti, soprattutto in contesti di legittima difesa o durante l'espletamento dei loro doveri.
L'idea di uno scudo penale nasce dalla necessità di proteggere gli agenti da procedimenti giudiziari che, pur essendo un "atto dovuto" da parte della magistratura, comportano spese legali, perizie, blocchi alla carriera e mancati aumenti di stipendio. Questi problemi, che gli agenti e i carabinieri si trovano ad affrontare dopo aver svolto il loro servizio, hanno spinto il governo a considerare un provvedimento che possa alleviare tali difficoltà.
Tuttavia, la proposta ha suscitato preoccupazioni tra le Camere Penali, che temono che l'introduzione dello scudo penale possa minare i principi dello Stato di diritto. Secondo le Camere Penali, uno Stato di diritto non si caratterizza solo per il monopolio esclusivo della forza, ma anche per la capacità di porre limiti insuperabili al suo utilizzo. La disponibilità a processare sé stesso senza interporre ostacoli e privilegi è, infatti, una delle caratteristiche fondamentali di uno Stato di diritto.
In questo contesto, Amnesty International ha lanciato una mobilitazione contro il Ddl Sicurezza, invitando i cittadini a partecipare a eventi in diverse città italiane, tra cui La Spezia, per opporsi al provvedimento.




