La nuova ondata di smishing colpisce i contribuenti: falsi allarmi TARI in decine di Comuni
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Redazione Interno
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Si moltiplicano, in queste ore, le segnalazioni di tentativi di phishing che prendono di mira i cittadini sfruttando il tributo locale più diffuso, la tassa sui rifiuti (TARI). Dopo i primi avvistamenti in Puglia e Calabria, l’allerta si è estesa a macchia d’olio toccando realtà come Varese, Torino, Rimini, Rho e diversi centri del Nordest, dove i residenti hanno trovato nella casella dei messaggi del proprio smartphone un testo dal tono perentorio e allarmistico.
Il meccanismo della truffa e il testo del messaggio ingannevole
Il copione utilizzato dai malintenzionati – che ricalca fedelmente tecniche già viste in passato per altri servizi – si rivela particolarmente insidioso perché gioca sull’ansia da adempimento fiscale. Il testo, che varia solo nel numero di telefono allegato, recita generalmente: “La posizione TARI risulta irregolare. È richiesto un suo tempestivo contatto al numero [recapito] per evitare aggravamenti”. A una lettura superficiale, la comunicazione sembra plausibile, soprattutto per quei contribuenti che magari attendono davvero una verifica o un sollecito da parte dell’ufficio competente.
A differenza di altri raggiri che tentano di spingere la vittima a cliccare su un link malevolo, in questo caso la trappola è telefonica. I numeri indicati, spesso riconoscibili dai prefissi 893 o 895, appartengono alla categoria delle numerazioni a sovrapprezzo: una volta effettuata la chiamata, il malcapitato inizia a subire un addebito dal costo elevato al minuto, senza contare il rischio concreto di vedersi sottrarre, nel corso della conversazione con il falso operatore, dati sensibili o credenziali di accesso ai servizi bancari.
La reazione delle amministrazioni e le misure di contrasto
Di fronte all’emergere della campagna fraudolenta, numerosi enti locali hanno dovuto tempestivamente diramare comunicati ufficiali per scongiurare il panico e fornire indicazioni precise. Il Comune di Martina Franca, uno dei primi a sollevare il problema, ha chiarito che gli uffici tributi non hanno alcun collegamento con i messaggi in circolazione, invitando a non ricontattare il numero +39 351 424 7372. Analoga la posizione assunta dal Comune di Mileto, nel Vibonese, dove l’amministrazione ha ribadito che “non invia comunicazioni tramite SMS e non richiede contatti telefonici urgenti per questioni tributarie attraverso canali non istituzionali”.
Sul fronte della sicurezza informatica, gli esperti classificano questa operazione come una variante dello smishing, un ibrido tra gli SMS e il phishing classico. La tecnica si basa esclusivamente sull’ingegneria sociale: creare un falso senso di urgenza tale da offuscare la lucidità della vittima. Le aziende di riscossione, come la torinese Soris o la bustocca A.Se.R., hanno confermato di non utilizzare mai canali come l’SMS per segnalare presunte irregolarità, ricordando che le uniche comunicazioni ufficiali in materia di tributi viaggiano tramite raccomandata, PEC o accesso diretto al portale del contribuente.
Come riconoscere e gestire il tentativo di frode
La difesa principale contro questo genere di raggiro rimane, come sempre, la disattenzione del cittadino che i truffatori cercano di sfruttare. Chi riceve un SMS di questo tipo dovrebbe immediatamente notare alcuni dettagli rivelatori: l’assoluta genericità del testo (non viene mai citato né il nome del destinatario né l’ente specifico di competenza), la mancanza di riferimenti a una pratica o a un documento, e la richiesta pressante di un’azione immediata tramite un canale non ufficiale.
Le forze dell’ordine, e in particolare la Polizia Postale, sono state già allertate da diverse amministrazioni per monitorare il fenomeno. Gli esperti raccomandano, in caso di ricezione, di non rispondere assolutamente al messaggio, di non tentare di richiamare il numero indicato – anche solo per curiosità – e di provvedere immediatamente alla cancellazione dello stesso dalla memoria del dispositivo. Per qualsiasi dubbio reale riguardante la propria posizione fiscale, i contribuenti sono invitati a contattare il proprio ufficio tributi esclusivamente attraverso i numeri fissi o le mail istituzionali riportati sui siti ufficiali.




