Rottamazione di Imu, Tari e multe, la mappa dei Comuni che hanno detto sì alla sanatoria
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Redazione Interno
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È legge, ormai da qualche giorno, la possibilità per gli enti locali di accedere alla cosiddetta “rottamazione quinquies” delle cartelle, quella che – a differenza delle edizioni precedenti – si spinge fino a includere i tributi minori e le sanzioni amministrative. Il via libera definitivo, arrivato con la conversione in legge del Decreto Fiscale (DL 38/2026) pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 maggio scorso, ha spalancato le porte a una sanatoria che, nel giro di poche settimane, sta già trovando applicazioni molto concrete sui territori.
Se da un lato la norma offre uno strumento potenzialmente uniforme per ripulire i bilanci, dall’altro lascia ai singoli sindaci e alle assemblee capitolina la discrezionalità di attivarla o meno; ne consegue, come prevedibile, un quadro a macchia di leopardo dove le ragioni di cassa sembrano aver prevalso su quelle, più astratte, del principio inderogabile del “fisco etico”.
Roma cede alle ragioni del bilancio, e si parla di 160 milioni di multe
La resa dei conti, per la capitale, è arrivata dopo mesi di resistenze. Il Campidoglio, che per primo aveva mostrato qualche remora ideologica nei confronti del condono delle contravvenzioni stradali, ha dovuto infine prendere atto della realtà dei numeri. La delibera di adesione alla rottamazione quinquies per i tributi locali è ormai in dirittura d’arrivo, con le commissioni bilancio che hanno dato il semaforo verde e l’assemblea che dovrebbe ratificare entro fine mese.
Nel mirino di questa operazione, più che l’Imu (seppur inclusa), finiscono soprattutto i famosi “crediti di dubbia esigibilità” rappresentati dalle multe non pagate. Si parla di un buco che supera annualmente i 150 milioni di euro solo considerando le sanzioni elevate dalla polizia locale e dagli ausiliari del traffico, una mole di mancati introiti che, stando ai tecnici della finanza locale, pesa come un macigno sui bilanci impedendo qualsiasi pianificazione seria delle entrate.
Accanto ai verbali, nella sanatoria romana rientreranno la Tari, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico e gli altri tributi di competenza, offrendo ai contribuenti morosi la chance di azzerare interessi e sanzioni.
Il modello Torino e l’ipotesi Bari, il nodo dei debiti più recenti
Non solo Roma, chiaramente. Il meccanismo sembra aver fatto proseliti soprattutto tra i grandi enti del Nord, sebbene con qualche distinguo temporale.
La città di Torino, ad esempio, ha già attivato dal principio del 2026 una sanatoria interna che consente la definizione dei debiti pendenti gestiti da Soris (la società locale di riscossione) purché riferiti a violazioni o evasioni commesse entro il 2020; in questo caso, l’adesione comporta l’impegno formale a onorare eventuali debiti successivi, con la possibilità di scegliere tra il pagamento in un’unica soluzione o una rateizzazione che arriva fino a trentasei mesi.
Più a Sud, invece, a Bari si sta studiando una variante più aggressiva: l’ipotesi, al vaglio degli uffici, è quella di estendere la definizione agevolata anche ai debiti fiscali più recenti, quelli contratti fino a tutto il 2024. Quest’ultima eventualità, se confermata, rappresenterebbe un’ulteriore estensione dei confini temporali indicati dalla legge nazionale (che si ferma al 2023), dimostrando come la norma statale, in questo caso, sia considerata dagli amministratori locali un pavimento minimo su cui innestare politiche fiscali ancora più permissive.
Le regole applicative e la finestra temporale per i contribuenti
Al di là delle decisioni dei singoli Comuni, per il cittadino che si trovasse davanti a una cartella esattoriale per una multa vecchia di anni o per un’Imu non versata, il meccanismo segue comunque un crisma piuttosto rigido. L’Agenzia delle Entrate Riscossione, entro il prossimo 15 settembre, metterà a disposizione dei debitori i dati relativi ai carichi definibili, ma solo per quegli enti locali che avranno comunicato la loro adesione al provvedimento entro il 30 giugno.
Una volta verificata l’inclusione del proprio debito, la domanda di accesso alla rottamazione dovrà essere presentata esclusivamente in modalità telematica tra il 16 settembre e il 31 ottobre del 2026, senza possibilità di proroghe o di ripensamenti.
La strada, per chi intende regolarizzarsi, è quella del pagamento delle sole somme capitale (azzerando more, interessi di mora e aggio per la riscossione), con una dilazione che può arrivare fino a 54 rate bimestrali; attenzione però, perché su questo piano rateale (a differenza di quanto accadeva per altre sanatorie) scatteranno gli interessi al tasso del 3 per cento annuo a partire dal febbraio 2027, e la tolleranza sui ritardi è limitatissima: si decade dall’agevolazione se si salta una sola rata tra la prima e l’ultima, o due rate consecutive nel bel mezzo del piano
La mappa delle adesioni, dal Nord titubante al Sud più reattivo
Navigare a vista, in questa fase, è l’unica strategia percorribile, visto che le adesioni variano sensibilmente a seconda delle latitudini amministrative. Se Roma, Napoli e Palermo sembrano orientate a cogliere l’opportunità (con Genova che si sta muovendo nella stessa direzione), ci sono realtà come Milano, Bologna e Firenze che, per ora, tengono chiusa la porta a questa forma di condono.
Una frattura, questa, che non è solo geografica ma anche politica e gestionale: da un lato i grandi centri del Nord con bilanci strutturalmente più solidi, che possono permettersi il lusso di rifiutare lo sconto ai morosi; dall’altro i comuni del Meridione o quelli con storie di riscossione più travagliata, che vedono nella rottamazione l’ultima spiaggia per trasformare in cassa effettiva quei crediti che, altrimenti, finirebbero nella pattumiera contabile dei “fondi rischi”.
Per il contribuente che ha ricevuto una cartella, insomma, non resta che armarsi di pazienza e verificare sul sito del proprio comune di residenza entro la fine di giugno, perché l’apertura o meno di questa finestra, al momento, dipende più dall’umore della giunta locale che dalla legge dello Stato.




