La fondazione Sentebale cita in giudizio il principe Harry per diffamazione, lui replica: «Soldi della carità usati contro chi l’ha creata»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non si placano le onde d’urto intorno a Sentebale, l’organizzazione benefica nata nel 2006 per volontà del principe Harry in memoria di lady Diana – scomparsa tragicamente a Parigi nell’estate del 1997, quando il secondogenito di Carlo III aveva appena dodici anni – e da allora impegnata nella lotta all’Aids in Africa. A distanza di quasi due decenni dalla fondazione, il rapporto tra il duca di Sussex e l’ente che lo vide tra i principali artefici si è trasformato in uno scontro giudiziario destinato a finire ancora una volta davanti ai giudici dell’Alta Corte di Londra. A conferma delle tensioni emerse dopo le dimissioni di Harry dal ruolo di patrono, avvenute lo scorso anno sullo sfondo di una controversia legata alla gestione interna, Sentebale ha depositato una querela per diffamazione. Nel mirino non c’è soltanto il principe, ma anche l’ex fiduciario Mark Dyer, accusati entrambi di aver orchestrato una «campagna mediatica avversa» – per usare le parole contenute negli atti – tale da provocare danni reputazionali e operativi di grave entità all’associazione.

La replica del duca di Sussex: «Accuse offensive, i fondi benefici non servono a questo»

La risposta di Harry non si è fatta attendere, e porta con sé un tono di netta e amareggiata difesa. «È incredibile», ha dichiarato il principe attraverso i propri legali, «che fondi destinati a operazioni benefiche, somme raccolte per aiutare i più vulnerabili, vengano ora impiegate per perseguire un’azione legale contro le stesse persone che hanno costituito e sostenuto quella fondazione per quasi vent’anni». Un attacco frontale, quello del duca di Sussex, che ha bollato le accuse come offensive e paradossali: l’idea stessa che una charity possa rivolgersi al tribunale contro i propri fondatori – proprio loro, che ne avevano garantito la nascita e la continuità – rappresenterebbe, secondo Harry, una distorsione dello spirito filantropico. Le dimissioni dello scorso anno, va ricordato, non furono indolori: emersero dissidi con l’allora presidente Sophie Chandauka, la quale a sua volta non ha risparmiato critiche, sostenendo che i Sussex si sentano «al di sopra della legge».

Un divorzio giudiziario che porta ancora una volta Harry in aula

Non è certo la prima volta che il principe Harry si trova a varcare la soglia di un’aula di giustizia londinese, ma questa circostanza presenta una differenza sostanziale rispetto ai precedenti. Finora, le battaglie legali del figlio di re Carlo lo avevano visto nella posizione di attore – si pensi alle numerose cause intentate contro i tabloid accusati di intercettazioni telefoniche e pratiche illecite, o ancora il ricorso contro il ministero dell’Interno britannico in materia di sicurezza. Stavolta, invece, è Harry a finire sul banco degli imputati, chiamato a rispondere di diffamazione da quella stessa realtà che lui stesso aveva voluto come tributo vivente alla madre. La scelta del nome Sentebale, che in lingua sesotho significa “non ti scordare di me”, non era stata casuale: un omaggio affettuoso e insieme politico, volto a tenere viva la memoria di una donna che aveva fatto della lotta contro l’Aids uno dei suoi cavalli di battaglia.

La questione dei fondi e l’accusa di cyberbullismo

Nelle carte depositate all’Alta Corte, l’organizzazione benefica non si limita a contestare le dichiarazioni pubbliche del principe e di Dyer, ma parla espressamente di «diffamazione e cyberbullismo». Secondo la ricostruzione di Sentebale, le dimissioni di Harry – accompagnate da una serie di interviste e prese di posizione – avrebbero innescato una reazione mediatica coordinata e ostile, capace di minare la raccolta fondi e la credibilità stessa dell’associazione sul campo, in particolare nei programmi destinati ai giovani africani. Dal canto suo, il duca di Sussex ribatte che si tratta di una lettura strumentale: il suo abbandono del ruolo di patrono era maturato, a suo dire, in seguito a divergenze insanabili su come gestire l’ente, e non certo con l’intenzione di danneggiarlo. Resta il fatto che, per la prima volta, una fondazione benefica fa causa a chi l’ha creata, in una vicenda che mescola diritto, reputazione e il peso mai sopito di un cognome ingombrante come quello dei Windsor. L’udienza, nelle prossime settimane, dovrà stabilire se le parole di Harry abbiano effettivamente varcato il confine della libera critica per entrare in quello della diffamazione vera e propria.

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