Valanga sull'Ortles, tragedia nel giorno di Ognissanti: tre morti e due dispersi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un boato improvviso, che rompeva il silenzio ovattato dell'alta quota, ha preceduto la massa compatta di neve staccatasi dal versante nord di Cima Vertana, nel gruppo dell'Ortles, travolgendo senza alcuna possibilità di scampo due distinti gruppi di alpinisti, per lo più di nazionalità tedesca, impegnati in un'escursione nel giorno di Ognissanti. L'evento, di vaste dimensioni, si è verificato lungo un impervio canalino mentre gli escursionisti, secondo quanto ricostruito, stavano risalendo la parete servendosi di picozze e ramponi, trovandosi così in una posizione di estrema vulnerabilità. Il bilancio, ancora non definitivo, parla di tre vittime accertate, i cui corpi sono stati recuperati, e di due dispersi, sui quali si concentrano da ieri le operazioni di ricerca, mentre due persone, miracolosamente, sono riuscite a sopravvivere alla slavina che ha trasformato una giornata dedicata alla montagna in una tragedia.

Le ricerche dei dispersi in condizioni proibitive

Nella mattinata di oggi, a Solda, le squadre di soccorso sono nuovamente partite alla volta del luogo dell'incidente, situato a un'altitudine di circa 3.200 metri, con la speranza di trovare in vita i due alpinisti ancora dati per dispersi. Le operazioni, tuttavia, devono fare i conti con condizioni meteorologiche avverse che limitano fortemente l'impiego dell'elicottero, il quale, in questa fase, può trasportare gli uomini solo fino a una quota di circa 2.600 metri. Da quel punto, ai soccorritori, ben consci della delicatezza e dell'urgenza della missione, attende una marcia di avvicinamento stimata in circa due ore attraverso un terreno reso insidioso dal maltempo e dal manto nevoso instabile, un'impresa che richiede sforzi sovrumani e una profonda conoscenza del territorio.

La dinamica del distacco e la composizione dei gruppi

La valanga, il cui distacco è stato localizzato temporalmente poco prima delle 15.50 di ieri pomeriggio, ha colpito due gruppi distinti di scialpinisti che, apparentemente, non erano in contatto tra loro ma si trovavano nella medesima area, un dettaglio che fa supporre una condizione del manto nevoso particolarmente critica e pericolosamente omogenea su quel versante. La dinamica, che vede gli alpinisti travolti durante la fase di risalita, una delle più faticose e che richiede maggiore concentrazione, lascia intendere come non ci sia stato quasi alcun preavviso, nessun segnale che potesse far presagire l'imminente catastrofe naturale. La neve, che molti di loro cercavano forse come ultima sfida stagionale, si è rivelata un'implacabile nemica, cancellando in pochi istanti ogni traccia del loro passaggio.

Il contesto della tragedia e la reazione delle autorità

La tragedia, che ha gettato un'ombra di lutto sull'intera valle e non solo, ha dominato le prime pagine dei quotidiani locali in edicola oggi, affiancando alla cronaca della sciagura i temi più consueti della celebrazione dei defunti e dei risultati sportivi. L'incidente, uno dei più gravi degli ultimi tempi in quella zona, riaccende i riflettori, se mai ce ne fosse stato bisogno, sui rischi intrinseci della montagna, soprattutto in determinate condizioni, e sull'importanza di una preparazione meticolosa che, tuttavia, a volte non basta di fronte alla forza cieca della natura. Le operazioni di soccorso, coordinate con massima perizia, continuano senza sosta, rappresentando l'ultimo, tenace barlume di speranza in una vicenda già segnata da un altissimo costo di vite umane.

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