La lettera dei tennisti contro gli slam: ipotesi boicottaggio alla vigilia degli Internazionali d’Italia
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Redazione Sport
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Alla vigilia degli Internazionali d’Italia, quelli che solitamente dovrebbero essere i consueti convenevoli pre-torneo hanno lasciato spazio a un documento destinato a rimanere negli archivi del tennis mondiale. Una lettera aperta, sottoscritta da alcuni dei nomi più influenti del circuito – Aryna Sabalenka, Jasmine Paolini, Coco Gauff, Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, solo per citare i principali firmatari – ha infatti scosso l’establishment, mettendo nero su bianco un malcontento che, a detta degli stessi protagonisti, covava da tempo sotto la superficie. La posta in gioco, è bene chiarirlo subito, non è di quelle marginali: si parla apertamente di uno sciopero, o quantomeno di un boicottaggio coordinato, qualora le richieste economiche avanzate dagli atleti continuassero a cadere nel vuoto.
Il fuoco sotto la cenere di Roma: la protesta delle numero uno
Se c’è un’immagine che sintetizza la tensione attuale, questa è senz’altro la conferenza stampa della numero uno del mondo Aryna Sabalenka, la quale ha scelto parole di rara durezza per descrivere il rapporto di forza con gli organizzatori dei quattro tornei maggiori. «Meritiamo una percentuale di guadagno maggiore – ha dichiarato la bielorussa – perché gli attori protagonisti dello show siamo noi». Una frase, quest’ultima, che suona come un atto di accusa nei confronti di un sistema dove i ricavi lievitano, mentre il prize money distribuito ai giocatori non segue la medesima traiettoria. E non si è fermata lì: «Se continuano a non ascoltarci, siamo pronti a boicottare i tornei». Dall’altra parte della rete, per così dire, Jasmine Paolini ha confermato l’esistenza di un dibattito acceso negli spogliatoi, aggiungendo elementi concreti quali la richiesta di fondi per la pensione e per la maternità. La campionessa in carica, del resto, ha parlato di una distribuzione degli introiti “più giusta”, senza però scendere in dettagli che probabilmente verranno trattati nei tavoli già informalmente aperti.
La lettera che agita il circuito: Sinner e Alcaraz tra i firmatari
Quella che poteva sembrare una serie di sfoghi isolati si è invece trasformata in un’azione corale, grazie a una missiva che starebbe facendo il giro degli spogliatoi dei major. Secondo quanto emerso, la maggior parte degli atleti – con una concentrazione significativa tra i big – ha messo nero su bianco un ultimatum nei confronti degli organizzatori degli Slam. Tra i firmatari spiccano Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, due dei nomi più rappresentativi del nuovo corso tennistico, e la loro adesione dà un peso specifico difficilmente ignorabile alla protesta. Non si tratta, è opportuno sottolinearlo, di una semplice richiesta di aumento del montepremi, bensì di una rimodulazione dell’intero meccanismo percentuale: i tennisti vogliono una fetta più ampia della torta, e sono disposti a paralizzare i tornei più prestigiosi pur di ottenerla.
Il boicottaggio come arma: i soldi e i privilegi dei quattro major
L’ipotesi boicottaggio, insomma, non è più solo un rumor da paddock ma una concreta possibilità, sebbene non siano stati comunicati né i tempi né le modalità di un’eventuale azione. Quel che è certo è che i quattro Slam – Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open – rappresentano da decenni il vertice piramidale del tennis professionistico, sia in termini di prestigio che di ricavi. Ed è proprio questo squilibrio, paradossalmente, a innescare la rabbia dei giocatori: più i tornei grandi diventano ricchi (grazie a diritti tv, sponsor e biglietti), più si allarga il divario con il resto del circuito. Gli atleti, dal canto loro, rivendicano di essere il prodotto finale, quelli per cui il pubblico paga il biglietto e gli abbonamenti. Una posizione, questa, che trova nelle parole di Sabalenka la sua sintesi più efficace: senza attori, lo show non esiste.
Prize money e fondo pensione: le richieste strutturali degli atleti
Oltre all’aumento della percentuale sugli introiti, la contestazione tocca nodi strutturali storicamente spinosi per i tennisti, come il fondo pensione e il congedo per maternità. A differenza di altri sport professionistici – si pensi alle grandi leghe nordamericane – nel tennis i giocatori non hanno un ammortizzatore sociale centralizzato, e le carriere, spesso brevi e infarcite di infortuni, lasciano molti atleti senza un adeguato sostegno economico una volta appesa la racchetta al chiodo. Paolini, in questo senso, è stata esplicita nel confermare che lo spogliatoio ne parla “parecchio”, e la lettera firmata dai big trasforma quella che era una discussione informale in una piattaforma rivendicativa precisa. La minaccia del boicottaggio, lungi dall’essere un colpo di teatro, diventa così l’unica leva che i giocatori credono di avere per forzare la mano a un sistema che, finora, ha sempre ascoltato poco.




