L'influenza K riprende la corsa dopo la pausa natalizia, vicini al picco
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Redazione Salute
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La cosiddetta influenza K, il ceppo mutato H3N2 che in questa stagione si è dimostrato particolarmente diffusivo e capace di provocare sintomi intensi, ha vissuto una pausa puramente tecnica durante le ultime settimane di dicembre. Quella flessione, che aveva portato l'incidenza a 14,5 casi ogni mille assistiti, è stata infatti un artificio statistico dettato dalla riduzione delle segnalazioni da parte dei medici di famiglia, a loro volta conseguenza del minore affollo negli ambulatori durante le festività, e dalla temporanea chiusura delle scuole. Un fenomeno, questo, che gli addetti ai lavori definiscono senza mezzi termini "effetto Natale". Con la riapertura delle scuole dopo l'Epifania e il ritorno alla piena operatività del sistema di monitoraggio, la curva dei contagi ha ripreso a salire in modo netto, avvicinando il Paese al picco stagionale che tradizionalmente si colloca tra gennaio e febbraio. Le stime nazionali parlano di circa ottocentomila persone che, nell'ultima settimana, hanno manifestato sintomi riconducibili alla sindrome influenzale.
Il monito degli infettivologi: dalla sindrome influenzale alle complicanze polmonari
Mentre il virus circola con maggiore intensità, gli infettivologi pongono l'accento sulla possibilità che l'infezione, in special modo per alcuni soggetti, evolva in complicanze respiratorie anche severe. Matteo Bassetti, senza creare inutili allarmismi ma con la chiarezza che il caso richiede, ha sottolineato la necessità di prestare attenzione a segnali che possano far sospettare l'insorgenza di una polmonite, delineando anche le circostanze in cui sia effettivamente il caso di recarsi al pronto soccorso. Una transizione, quella da sindrome influenzale a polmonite, che non è infrequente e che richiede una valutazione medica tempestiva e appropriata, evitando però il ricorso autonomo e indiscriminato agli antibiotici, del tutto inefficaci contro i virus e utili solo in caso di sovrainfezioni batteriche accertate dal medico.
La situazione in Campania e le criticità emerse nella campagna vaccinale
In regioni come la Campania, dove la diffusione del virus H3N2 risulta particolarmente marcata, gli ospedali registrano un aumento di accessi per gravi influenze e polmoniti. Alessandro Perrella, dirigente del reparto di Malattie infettive ad alta contagiosità del Cotugno, ha spiegato che la situazione, seppur attesa dagli specialisti, è stata aggravata dagli esiti di una campagna vaccinale che non è stata "brillante". Secondo l'infettivologo, si è infatti partiti in ritardo e la copertura ottenuta non ha raggiunto i livelli di efficacia che sarebbero stati necessari per contenere in modo più significativo la trasmissione del virus e mitigare l'impatto della malattia sui fragili. Questa dinamica ha contribuito a un carico maggiore sui reparti, con casi che hanno interessato anche persone giovani, caratterizzati spesso da febbre molto alta e decorso clinico impegnativo.
La gestione della malattia e l'attesa del picco epidemico
L'indicazione principale rimane quella di gestire la fase acuta con riposo, idratazione e farmaci sintomatici, ricorrendo al proprio medico di medicina generale per una corretta valutazione. La risalita dei casi, dopo la pausa tecnica delle feste, conferma che l'epidemia stagionale è nella sua fase culminante. Gli esperti, nel ribadire l'importanza della vaccinazione come strumento di prevenzione primaria, soprattutto per le categorie a rischio, insistono sul corretto approccio terapeutico, sconsigliando l'uso improprio di farmaci e l'affollamento dei pronto soccorso per sintomi che possono essere gestiti in altro modo. Il picco, ormai imminente, segnerà il punto di svolta dopo il quale si potrà assistere a un lento ma progressivo calo dell'incidenza della malattia sul territorio nazionale.




