Tour de France, Del Toro batte Pogacar a Barcellona: prima storica per il messicano
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Redazione Sport
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La seconda tappa del Tour de France 2026, con arrivo a Barcellona dopo un percorso che si è arrampicato per tre volte verso il castello di Montjuic, ha regalato un epilogo inatteso e al tempo stesso emblematico per le gerarchie della UAE Emirates.
La doppietta della formazione emiratina, con Isaac Del Toro che ha preceduto il suo capitano Tadej Pogacar, è stata il frutto di una gestione apparentemente pacata ma tatticamente perfetta della corsa, sebbene il copione, fino a pochi chilometri dal traguardo, sembrasse aver preso una piega diversa, quella di una possibile dimostrazione di forza del Cannibale sloveno. Invece, a decidere le sorti della frazione catalana sono state la complicità e la strategia di squadra, che hanno trasformato un arrivo in salita in un passaggio di consegne generazionale tutto da leggere.
Il finale di tappa, tuttavia, non è stato privo di quelle che ormai sono le consuete manifestazioni di nervosismo tipiche dei primi giorni di una Grande Boucle. Le immagini delle telecamere, ormai onnipresenti, hanno colto alcuni pasticci nelle retrovie, in particolare un momento di smarrimento della UAE nei confronti dello stesso Del Toro. Il corridore messicano, come prevede il regolamento, ha accostato a destra per attendere l’ammiraglia di squadra, che però, nel caos della corsa e della folla, faceva fatica a distinguerlo tra il pubblico assiepato lungo le strade.
Ne è seguita un'inchiodata improvvisa e un meccanico che, per rimediare al disguido, è stato costretto a tornare indietro in bicicletta, un’acrobazia che restituisce il ritratto di una corsa che non smette mai di riservare sorprese, anche fuori dal percorso.
La strategia UAE risponde sul muro di Montjuic
Superate le concitazioni del serpentone iniziale, la UAE Emirates ha imposto il proprio ritmo sull'ultima delle tre ascese al castello di Montjuic, dimostrando un controllo assoluto su un gruppo ristretto di favoriti. La formazione emiratina ha risposto con gli interessi alla Visma Lease a Bike, che nella cronometro a squadre del giorno precedente aveva rifilato loro dodici secondi di distacco. Sulle rampe catalane, però, la musica è cambiata e la squadra di Pogacar ha chiuso ogni varco, riducendo il plotone a una dozzina di uomini.
L'aspettativa generale era che, a quel punto, scattasse la molla del campione sloveno, forse ancora deluso dalla prestazione cronometrata della sua squadra, ma la mossa tanto attesa non è arrivata, lasciando spazio a una lettura più complessa della dinamica di gara.
Quando la volata del gruppo di testa si è accesa, lanciata proprio dal giovane Del Toro, Pogacar ha scelto una posizione inusuale. Piuttosto che forzare per il successo personale, si è limitato a vigilare, proteggendo le spalle del messicano e rallentando la propria azione per chiudere ogni eventuale tentativo di controsorpasso da parte degli avversari.
Di fatto, lo sloveno ha scortato il suo gregario verso il traguardo, un gesto che nel ciclismo moderno è raro quanto significativo, perché restituisce alla corsa un'idea di squadra che spesso il racconto individualistico dello sport fatica a trasmettere. In questo Tour, le dinamiche tra chi tira e chi scatta stanno offrendo risposte che vanno al di là del singolo risultato di tappa.
Paragoni e lacrime sul traguardo di Barcellona
Il tema dei paragoni è un terreno scivoloso, e Pogacar lo sa bene. Quando gli chiedono di Del Toro come di un suo erede o di un nuovo fenomeno, il Cannibale dei giorni nostri storce il naso e secca: "Isaac è Isaac". Eppure, il tentativo di accostare le due figure diventa ogni giorno più difficile da evitare, soprattutto dopo scene come quelle di Barcellona. I due sono arrivati al traguardo insieme, Pogacar si è allargato per lasciare strada al compagno e gli ha concesso il privilegio del primo, storico successo al Tour de France, una vittoria che per il messicano vale più di tante classifiche.
Commozione e lacrime hanno accompagnato l'abbraccio finale, con Pogacar che ha preso in braccio Del Toro, un peso leggero ma simbolico, mentre i due ridevano e urlavano per la gioia, regalando un'immagine che difficilmente verrà dimenticata.
La classifica generale, con questo epilogo, si accorcia ma non cambia la sua leadership, e Remco Evenepoel ha commentato la sua prestazione con un misto di rammarico e soddisfazione, dichiarando di aver forse avuto la possibilità di vincere la tappa ma di essere comunque contento delle sensazioni provate sulle strade catalane. Per il belga, così come per gli altri big, resta l'amaro in bocca per aver visto sfumare un'occasione, ma l'andamento della corsa suggerisce che le gerarchie sono ancora tutte da definire.
Il Tour, del resto, è appena cominciato e Barcellona ha già offerto un capitolo che parla di rispetto, di ruoli e di un futuro che, almeno per la UAE, sembra già scritto nei muscoli e nella testa dei suoi due protagonisti.




