Notte prima degli esami 3.0, il ritorno del cult in chiave Gen Z tra social e nuove ansie
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
A vent’anni esatti dall’uscita del film che ha segnato l’immaginario di un’intera generazione, e forte di un passato che affonda le sue radici nella canzone omonima di Antonello Venditti — brano del 1984 capace di attraversare i decenni senza perdere un grammo della sua potenza evocativa — arriva al cinema, distribuito da 01 Distribution a partire dal 19 marzo, “Notte prima degli esami 3.0”. Si tratta, per la precisione, di un’operazione nostalgia solo in apparenza, perché l’intento dichiarato del regista esordiente Tommaso Renzoni, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Fausto Brizzi, padre della saga, non è tanto quello di riproporre gli stessi identici meccanismi del passato, quanto piuttosto di fotografare, con gli strumenti e la sensibilità di oggi, il vissuto di ragazzi cresciuti con lo smartphone in una mano e l’ansia per il futuro nell’altra. La pellicola, prodotta da Fulvio e Federica Lucisano per Italian International Film con Rai Cinema, si presenta come un esperimento narrativo complesso, che cerca di bilanciare il richiamo a un passato glorioso — rappresentato in primis dalla partecipazione straordinaria dello stesso Venditti, comparso anche in un cameo e tornato a emozionare il pubblico durante l’anteprima romana del 10 marzo, quando ha intonato a sorpresa il suo brano più celebre trasformando la sala in un coro collettivo — con l’esigenza di parlare una lingua nuova, quella della cosiddetta Generazione Z.
La vicenda, che si svolge nell’arco delle ore precedenti l’esame di maturità, ruota attorno a un gruppo di liceali romani capitanati da Giulio, interpretato da Tommaso Cassissa, volto notissimo ai giovanissimi per la sua attività sui social e qui alla prova del grande schermo con un ruolo che richiede di incarnare le contraddizioni di un’età sospesa tra l’irresponsabilità e la paura del domani. Al centro delle loro notti insonni, fatte di motorini che sfrecciano per Roma e di fughe improvvise fino a Napoli, c’è il tentativo — goffo, disperato eppure tenero — di disinnescare la minaccia rappresentata dalla professoressa Castelli, detta “la Belva”, un’insegnante temuta da intere generazioni di studenti e interpretata da una Sabrina Ferilli che raccogherebbe, seppur con tutte le differenze del caso, l’eredità del professor Martinelli che fu di Giorgio Faletti nel film originale. Lo scontro iniziale tra il ribelle Giulio e la professoressa, donna sola e segnata da una relazione del passato che non riesce a dimenticare, lascia gradualmente spazio a un confronto più intimo e complesso, una sorta di passaggio di testimone emotivo che passa attraverso la scoperta reciproca delle rispettive fragilità.
Un cast giovane per una storia che prova a raccontare il presente
Accanto a Cassissa, il film presenta un nutrito gruppo di new entry nel panorama cinematografico italiano, molti dei quali provenienti dal mondo dei social network o della musica: tra questi spiccano i nomi di Adriano Moretti, Alice Lupparelli, Alice Maselli e della cantante Ditonellapiaga, al suo debutto come attrice. Ditonellapiaga, che nel film interpreta una ragazza con un forte desiderio di libertà e di rottura degli schemi, ha raccontato come il personaggio le abbia ricordato sé stessa da adolescente, con quella voglia di fuggire che a volte nascondeva solo la paura di mostrarsi per quello che si è realmente, rischiando di essere feriti. Completano il quadro figure più esperte come Gianmarco Tognazzi, nei panni di un padre nostalgico che cerca di trasmettere ai giovani il valore della memoria analogica e dei rapporti veri, e Sebastiano Somma, a testimonianza di una commedia che cerca di costruire un ponte, non sempre agevole, tra generazioni distanti. La sfida, come hanno spiegato gli stessi autori, era proprio quella di evitare la trappola del semplice sequel o del remake fine a sé stesso, confezionando invece un prodotto che fosse autonomo e capace di raccontare le ansie specifiche dei ragazzi di oggi: l’ecoansia, la confusione sentimentale in un’epoca di relazioni fluide, il nichilismo strisciante di chi si sente schiacciato da un futuro che appare minaccioso e indefinito, un campionario del presente che include monopattini, poliamore e l’uso spasmodico dell’intelligenza artificiale, persino per cercare di ingannare la prof.
La colonna sonora e il peso dell’eredità musicale
Impossibile, parlando di “Notte prima degli esami”, non soffermarsi sul ruolo della musica, che in questo terzo capitolo assume una funzione quasi metanarrativa. Se la canzone di Venditti rimane il filo conduttore, l’inno che unisce idealmente i maturandi del 1984, quelli del 2006 e quelli del 2026, la colonna sonora si arricchisce di brani di artisti contemporanei come Olly e The Kolors, nel tentativo di creare un jukebox generazionale che parli direttamente ai nuovi spettatori. Eppure, la comparsata del cantautore romano, se da un lato ha regalato un momento di autentica emozione collettiva durante l’anteprima — con il pubblico che cantava a squarciagola quei versi che parlano di paura, di amore e di un futuro tutto da scoprire — dall’altro, secondo alcune prime recensioni, rischierebbe di apparire nel film come un inserimento un po’ forzato, quasi un omaggio dovuto più che un elemento organico alla narrazione, consumato in pochi secondi forse pensando più al rilancio social che a una reale necessità drammaturgica.
La maturità e lo specchio di una generazione
Il rito di passaggio rappresentato dall’esame di maturità, con il suo carico di aspettative, paure e speranze, resta dunque il cuore pulsante della pellicola, sebbene declinato secondo codici visivi e narrativi aggiornati. Se il primo film giocava con la memoria e la ricostruzione nostalgica di un’epoca, quella degli anni Ottanta, attraverso una lente edulcorata e romantica, questo nuovo capitolo sembra volersi confrontare con un presente molto più complesso e sfuggente, fatto di identità multiple e di una consapevolezza quasi paralizzante. Il regista Renzoni ha sottolineato come, paradossalmente, i ragazzi di oggi abbiano molte più consapevolezze di quante ne avessero i loro coetanei di vent’anni fa, ma anche una maggiore difficoltà a trovare un posto nel mondo, un orizzonte verso cui tendere. Ecco allora che la narrazione, pur mantenendo un tono complessivamente leggero e godibile, prova ad addentrarsi in territori meno esplorati dalla commedia italiana tradizionale, come la salute mentale, l’ansia sociale e il rapporto complicato con una tecnologia che, se da un lato connette, dall’altro rischia di isolare e di creare nuove forme di alienazione.




