La nuova premier del Nepal e la protesta della Gen Z
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Redazione Esteri
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Dopo quattro giorni di vuoto di potere, segnati da scontri di una violenza inaudita e da episodi di ferocia che hanno scosso la nazione, il Nepal ha finalmente un nuovo primo ministro ad interim. Sushila Karki, 73 anni, già presidente della Corte Suprema, è stata incaricata di guidare il Paese verso le elezioni del marzo 2026, diventando così la prima donna a ricoprire questa carica nella storia nepalese. La sua nomina, che lei stessa ha definito temporanea e della durata massima di sei mesi, giunge al termine di una crisi politica esplosa con l’approvazione della cosiddetta "legge bavaglio", una norma voluta dal precedente esecutivo – definito dai manifestanti "dei comunisti" – che limitava fortemente la libertà di espressione.
Le proteste, divampate a partire da lunedì 8 settembre, sono state animate principalmente dai giovanissimi, quella Generazione Z scesa in piazza per chiedere un cambiamento radicale e un rinnovamento della classe dirigente, da tempo accusata di corruzione e di aver stretto un patto con la Cina. Le immagini degli scontri, che hanno visto l’esercito e la polizia aprire il fuoco sui dimostranti, hanno fatto il gippo del mondo; molti di loro, come testimoniano i registri degli ospedali di Kathmandu, sono ragazzi tra i 18 e i 23 anni, ricoverati per ferite da arma da fuoco. La rabbia popolare ha raggiunto picchi di inaudita aggressività, con il saccheggio e l’incendio del palazzo del Parlamento e la caccia all’uomo ai danni di alcuni esponenti di governo, costretti a fughe rocambolesche per salvarsi dal linciaggio.
Quel che rende unico questo movimento di protesta, oltre alla sua composizione anagrafica, è il metodo di organizzazione e deliberazione che ha portato alla scelta di Karki. La piattaforma di gaming Discord, infatti, è diventata il quartier generale virtuale del dissenso, un’agorà digitale dove centinaia di migliaia di attivisti hanno discusso e infine proposto all’esercito il nome dell’ex magistrata come figura super partes per guidare la transizione. Una scelta, la sua, che appare come un compromesso tra l’establishment e la piazza, un tentativo di dare una risposta istituzionale a una rivolta che aveva ormai oltrepassato i confini del confronto politico tradizionale.




