Nepal nel caos, la rivolta della Gen Z sfida il governo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il presidente degli Stati Uniti Trump affronta le sue sfide domestiche, un’altra crisi, seppur di natura completamente diversa, infiamma l’Asia. Da martedì 9 settembre, il Nepal è precipitato in una spirale di violenza inaudita, con le strade di Kathmandu e di altre città trasformate in campi di battaglia. Le proteste, inizialmente nate da un movimento giovanile contro la corruzione endemica che affligge il Paese e in seguito al blocco governativo di alcune piattaforme social, hanno assunto rapidamente connotati feroci. Gli scontri, che hanno visto giovani manifestanti della cosiddetta Generazione Z fronteggiare le forze dell’ordine, hanno provocato, secondo i primi bilanci, non meno di venticinque vittime, gettando l’intera nazione in uno stato di profonda instabilità.

La risposta delle autorità, definita da più parti come eccessivamente repressiva, non ha fatto che alimentare il fuoco della protesta. Come ha sottolineato l’amministratore apostolico monsignor Bogati, “le misure repressive del governo hanno aumentato la tensione”, in un contesto già di per sé esplosivo. La gravità della situazione ha costretto alla mobilitazione anche la comunità internazionale, con il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres che ha pubblicamente esortato tutte le parti in causa a privilegiare la moderazione e a intavolare un dialogo costruttivo per porre fine all’incubo degli scontri.

In mezzo a questo inferno, si sono consumate storie di pura disperazione, che raccontano meglio di qualsiasi cronaca il livello di terrore vissuto dalla popolazione e dai turisti. Una famiglia di italiani di Parma, giunta nel Paese per un’attività di volontariato in una scuola per orfani tibetani, si è ritrovata tragicamente coinvolta negli scontri. Filippo Reggiani, insieme alla figlia undicenne e ai genitori anziani, era ospite di un hotel a Kathmandu quando l’edificio è stato circondato dalle fiamme. Di fronte all’alternativa di morire bruciati, hanno fatto la scelta drammatica di lanciarsi dal quarto piano, un gesto estremo che li ha salvati da una fine certa.

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