Nepal in fiamme, la rivolta della Gen Z travolge il potere
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Redazione Esteri
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Kathmandu è precipitata in un caos violento, con le fiamme che hanno divorato simboli del potere uno dopo l’altro. Il Parlamento, le cui mura esterne sono annerite dal fuoco, è stato soltanto il primo bersaglio di una rivolta che, esplosa quarantotto ore fa, non accenna a placarsi. Sono andate a fuoco anche le residenze private del ministro degli Interni, dell’ex premier — la cui moglie, rimasta all’interno dell’abitazione, versa ora in fin di vita a causa delle gravissime ustioni riportate — e del presidente Ram Chandra Poudel, il quale, dopo le dimissioni, ha abbandonato il paese in elicottero. La stessa sorte è toccata alla casa del premier, che si è dimesso ieri nel tentativo estremo di placare un’ira popolare ormai incontenibile.
All’origine della sollevazione, che ha visto la Generazione Z nepalese assumere un ruolo di primo piano, vi è la decisione del governo di imporre il blocco totale dei social network, misura percepita come l’ultimo di una lunga serie di atti autoritari per silenziare il dissenso. Quella che era iniziata come una manifestazione di protesta contro la corruzione endemica e un sistema politico giudicato marcio e disfunzionale si è trasformata in brevissimo tempo in una rivolta senza precedenti, caratterizzata da una determinazione feroce e da una rabbia che ha bruciato ogni argine.
La reazione delle forze dell’ordine, sopraffatte dall’impeto della folla, è stata inefficace, costringendo l’esercito nepalese a intervenire per assumere il controllo diretto della sicurezza nazionale. Le istituzioni, colte di sorpresa dalla veemenza degli scontri, hanno risposto imponendo un coprifuoco generale, prorogato più volte nel tentativo di riprendere il controllo delle strade. Secondo quanto riportato dal portale Khabarhub, citando la Direzione delle Relazioni Pubbliche dell’esercito, la misura restrittiva è stata estesa fino alle 18.00 di domani, giovedì, in un clima di paura e tensione che avvolge l’intera nazione.




