Nepal, l’ex rapper Balendra Shah travolge la vecchia guardia e si avvia verso la premiership
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Redazione Esteri
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Il verdetto delle urne in Nepal, almeno stando ai conteggi provvisori che stanno giungendo dalla commissione elettorale, sembra avere il sapore di una vera e propria resa dei conti generazionale. Balendra Shah, il trentacinquenne ex rapper ed ingegnere che aveva già conquistato la carica di sindaco di Kathmandu nel 2022, è saldamente in testa nelle elezioni parlamentari che si sono tenute giovedì scorso, le prime dopo la sanguinosa rivolta popolare del settembre 2025. Il suo partito, il Rastriya Swatantra Party (Partito Nazionale Indipendente), fondato solo tre anni fa, si avvia a diventare la prima forza politica del paese, infliggendo una sconfitta storica ai partiti tradizionali che hanno dominato la scena per decenni.
La sfida più simbolica, e forse la più significativa, è quella che Shah ha lanciato direttamente a Khadga Prasad Oli, il veterano primo ministro costretto alle dimissioni lo scorso anno proprio dall'ondata di proteste guidate dalla Generazione Z. Con una mossa che sa di sfida e di voler chiudere un cerchio, Balen – come è popolarmente conosciuto – ha scelto di candidarsi nel collegio di Jhapa-5, roccaforte storica di Oli e suo collegio di origine. I risultati, quando ormai lo spoglio è in dirittura d'arrivo, non lasciano spazio a interpretazioni: Shah ha ottenuto oltre 68.000 voti, mentre il suo avversario si è fermato a poco più di 18.000, un margine abissale che fotografa il desiderio di rottura di un elettorato stanco della corruzione e dell'immobilismo.
La macchina da guerra del Rastriya Swatantra Party e il ruolo della diaspora
Dietro l'ascesa fulminea di Balendra Shah, come ricostruito da alcuni analisti, non c'è stata solo la sua popolarità costruita sui social media e attraverso testi rap che hanno fatto della critica al sistema il loro cavallo di battaglia. C'è stata una campagna elettorale sofisticata, probabilmente la più moderna e strutturata mai vista nel paese himalayano. Coordinata dai piani alti di un edificio di sei piani nella parte occidentale di Kathmandu, la macchina del partito ha messo in campo un esercito di centinaia di attivisti, divisi in team nazionali e locali, con una strategia comunicativa ferrea: un grande discorso pubblico di Shah ogni otto giorni, per non confondere le idee agli elettori, e una presenza costante sui territori con road show quotidiani. Un aspetto cruciale, poi, è stato il finanziamento: il partito ha potuto contare su ingenti donazioni dalla diaspora nepalese, in particolare da quella negli Stati Uniti, un flusso di denaro che ha permesso di organizzare eventi di massa e sostenere i costi di una macchina organizzativa senza precedenti.
Dalle strade di Kathmandu al parlamento: la rivolta che ha cambiato tutto
L'ondata che ha portato Balendra Shah alle porte di Singha Durbar, il complesso governativo che era stato dato alle fiamme durante i disordini, affonda le sue radici nella rabbia esplosa lo scorso settembre. L'innesco fu la decisione del governo Oli di bloccare decine di piattaforme social, un tentativo di mettere a tacere il dissenso che ottenne l'effetto opposto, mobilitando migliaia di giovani. Le proteste, represse nel sangue con un bilancio di almeno diciannove vittime, travolsero il governo e costrinsero Oli a dimettersi. In quei giorni, Shah, pur non potendo partecipare fisicamente alle manifestazioni per via di un limite d'età imposto dagli stessi organizzatori, aveva offerto il suo sostegno incondizionato ai ragazzi in piazza, scrivendo che nessun partito o leader avrebbe dovuto strumentalizzare quella rabbia spontanea. Oggi, a pochi mesi da quei fatti, è proprio lui il candidato che incarna la speranza di cambiamento, e molti giovani che erano scesi in piazza sono rientrati dall'estero appositamente per votare.
Il terremoto politico nei collegi e il crollo dei partiti tradizionali
I numeri che emergono dallo spoglio delineano un panorama politico irriconoscibile. Su settantotto seggi assegnati con il sistema maggioritario, il partito di Shah ne ha conquistati ben sessantadue, lasciando le briciole ai partiti della cosiddetta "vecchia politica". Il Partito Comunista del Nepal (marxista-leninista unificato) di Oli, che ha dominato la scena per anni, è ridotto a poche posizioni, così come il più antico partito del paese, il Nepali Congress. La scelta di candidarsi nella roccaforte di Oli, peraltro, si è rivelata una mossa vincente non solo sul piano simbolico ma anche su quello pratico: la squadra di Shah, composta in gran parte da volontari giovani del territorio, ha raccolto feedback e lamentele dei cittadini, costruendo una connessione diretta che i partiti tradizionali avevano perso da tempo. L'ingegnere strutturista con un master in India, che nei suoi video musicali cantava "tutti i leader sono ladri", si appresta ora a guidare un paese che ha disperatamente bisogno di riforme e di dare una risposta a quei giovani che, lo scorso autunno, hanno bruciato il parlamento per farsi sentire.




