Nepal in fiamme, la rivolta generazionale contro il potere

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Nepal, da quarantotto ore, è precipitato in un vortice di violenza inaudita che ha ridotto la capitale Kathmandu a un campo di battaglia, con il Parlamento nazionale, simbolo dell’autorità statale, dato alle fiamme e reso irriconoscibile dalle devastazioni. Le immagini che circolano, seppur a fatica a causa del blackout digitale imposto dalle autorità, mostrano una struttura sventrata, con i muri anneriti dal fumo e il tetto della sala assembleare completamente divelto, al punto che dall’interno si scorge ormai soltanto il cielo. Non si è salvato quasi nulla: oltre alla sede del governo, le fiamme hanno lambito e distrutto le residenze private di alcuni tra i più alti esponenti politici, incluso il ministro degli Interni, l’ex premier e il presidente Ram Chandra Poudel.

Proprio quest’ultimo, dopo aver formalizzato le dimissioni, ha abbandonato il paese in elicottero, in quello che molti interpretano come un gesto di fuga di fronte all’irrefrenabile ondata d’odio popolare. Un episodio, tra i tanti, che assume un significato particolarmente simbolico e tragico riguarda l’abitazione di un ex primo ministro, dove la moglie dell’uomo, sorpresa dall’assalto dei manifestanti, è rimasta gravemente ferita e si trova ora in fin di vita a causa delle terribili ustioni riportate. La protesta, che fino a qui ha causato la morte di almeno ventidue persone, ha costretto anche alle dimissioni dell’ultimo premier in carica, KP Sharma Oli, travolto dalla crisi.

All’origine di questa esplosione di rabbia, che ha spinto l’esercito a schierarsi per le strade nel tentativo di riprendere il controllo di una situazione ormai al limite della guerra civile, c’è una legge approvata dal parlamento nepalese alla fine di agosto. La normativa, che impone un controllo stringente e giudicato oppressivo sulla libertà di espressione online, ha portato al blocco di ventisei piattaforme social, tra le quali WhatsApp, YouTube, Facebook e Viber, privando di fatto un’intera generazione dei suoi abituali canali di comunicazione.

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