Nepal, l’ex rapper Balendra Shah in testa alle elezioni parlamentari: spazzata via la vecchia guardia
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Redazione Esteri
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Il Rastriya Swatantra Party (Rsp), la formazione politica guidata dall’ex rapper Balendra Shah, noto semplicemente come “Balen”, si sta avviando verso una vittoria di proporzioni storiche nelle elezioni parlamentari nepalesi, le prime dopo la rivolta della Generazione Z che lo scorso settembre ha spazzato via il precedente esecutivo. I dati della commissione elettorale, diffusi nella giornata di sabato, dipingono un quadro di netto predominio per il partito centrista fondato solo tre anni fa, con una valanga di voti che sta letteralmente travolgendo i partiti tradizionali, restando questi ultimi ancorati a una leadership spesso considerata lontana dai reali bisogni della popolazione. Lo spoglio, ancora in corso per i 165 seggi assegnati con il sistema maggioritario, vede l’Rsp ottenere una serie di successi clamorosi in collegi considerati roccaforti inespugnabili, decretando di fatto un terremoto politico nel paese himalayano.
Il duello più atteso, e che racchiude in sé il significato profondo di questa consultazione, era senza dubbio quello nella circoscrizione elettorale numero 5 del distretto di Jhapa, roccaforte storica e feudo personale dell’ex primo ministro Khadga Prasad Sharma Oli. Balendra Shah, che ha deliberatamente scelto di candidarsi proprio nel collegio del suo più illustre avversario per sfidarlo simbolicamente e politicamente, ha inflitto una sconfitta senza appello al settantaquattrenne leader del Partito Comunista del Nepal (Marxista-Leninista Unificato), ottenendo un margine di vantaggio superiore ai quarantamila voti – più precisamente 68.348 preferenze contro le 18.734 di Oli, secondo i dati ufficiali. Una débâcle, quella dell’ex premier costretto alle dimissioni dopo le sommosse popolari, che rappresenta il suggello più tangibile della disfatta della “vecchia guardia” e del ricambio generazionale in atto, incarnato dalla figura del trentacinquenne ingegnere strutturista ed ex sindaco di Kathmandu.
Shah, che aveva già vinto le elezioni per la carica di sindaco della capitale nel 2022 cavalcando l’onda della sua popolarità musicale e una comunicazione diretta e senza filtri, è riuscito a capitalizzare il malcontento diffuso, trasformando la rabbia in consenso. La sua campagna elettorale, come riferiscono fonti vicine al partito, è stata gestita con una modernità sconosciuta alle tradizionali macchine del consenso, con una regia centralizzata, un massiccio uso dei social media e un messaggio incentrato sulla lotta alla corruzione sistemica, sulla disoccupazione giovanile e sulla necessità di riforme rapide e concrete. Gli elettori, specialmente i più giovani che avevano animato le proteste del 2025, hanno premiato la sua discontinuità rispetto a una classe dirigente – che annovera anche il Nepali Congress e il partito maoista – percepita come autoreferenziale e incapace di risolvere i problemi strutturali del paese, da decenni afflitto da instabilità politica e da un'economia stagnante.




