Nepal, il dolore e la rabbia di una generazione che sceglie la sua guida su Discord
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Redazione Esteri
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Fuori dall'obitorio del Teaching Hospital di Kathmandu, un mare silenzioso di candele illumina le fotografie di vittime troppo giovani, i cui sorrisi sono ora ricordi strappati via dalla violenza delle recenti repressioni. Madri, padri e coetanei piangono le oltre cinquantuno esistenze spezzate, un bilancio – fornito dalla polizia stessa – che porta con sé anche il peso di più di millesettecento feriti, in un paese scosso fino alle fondamenta. Le proteste, divampate in seguito all’implementazione di una legge restrittiva sui social media lo scorso 5 settembre, hanno assunto toni di inaudita durezza, trasformando le piazze in campi di battaglia e spingendo una generazione intera, la cosiddetta Generazione Z, a reclamare a gran voce un cambiamento radicale.
La risposta governativa, che ha incluso il blocco di piattaforme digitali essenziali come Facebook, Instagram e YouTube, non ha fatto che alimentare la furia popolare, portando all’incendio di simboli istituzionali come il parlamento e costringendo infine alle dimissioni il primo ministro in carica. In questo vuoto di potere senza precedenti, e mentre i soldati pattugliano le strade sotto la minaccia di un coprifuoco, è emersa una strategia del tutto inedita per organizzare la resistenza e pianificare il futuro. I giovani attivisti, trovati sigillati i canali di comunicazione tradizionali, si sono riversati in massa su Discord, piattaforma di messaggistica nota soprattutto tra i gamers, trasformandola in una improbabile arena di dibattito politico.
Proprio in quelle chat digitali, tra discussioni serrate e proposte incrociate, ha preso forma una candidatura simbolo della frattura tra il vecchio establishment e le nuove istanze: quella di Khil Raj Regmi, ex capo della Corte Suprema, indicato come figura di garanzia per una transizione che possa restituire legittimità alle istituzioni. La scelta, maturata lontano dai palazzi del potere e germogliata in un ambiente virtuale, riflette la disperata ricerca di una figura super partes che possa traghettare il paese verso una nuova fase, anche riscrivendo quella Carta costituzionale del 2015 da molti vista come il simbolo di un centralismo opprimente.




