Melfi e il crollo senza freni di Stellantis, la produzione italiana torna ai livelli degli anni Cinquanta

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La crisi che attanaglia il comparto automobilistico nazionale, la cui parabola discendente non accenna ad arrestarsi, ha trovato nel 2025 il suo annus horribilis, una stagione che per la sua gravità storica, come evidenziato dal dettagliato report della Fim Cisl, finisce per eclissare persino le già fosche previsioni. Le cause, del resto, sono molteplici e concatenate: la persistente debolezza dei consumi interni, un quadro normativo riguardante gli incentivi percepito come instabile dalle famiglie, e una transizione energetica che procede a rilento, senza quella chiarezza di indirizzo che sarebbe necessaria per orientare gli investimenti. Tutti questi fattori, che insieme generano un clima di incertezza diffusa, hanno spinto la produzione complessiva di veicoli in Italia a toccare le 379.706 unità, un dato che segna un ulteriore, brusco calo del venti per cento rispetto al già negativo 2024.

Il record negativo dello stabilimento di Melfi

All'interno di questo scenario a tinte fosche, che trascina al ribasso l'intero settore, spicca con triste evidenza la performance dello stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi, il quale detiene il primato, tutto negativo, del calo più marcato su base nazionale. La fabbrica lucana, un tempo fiore all'occhiello della produzione nel Mezzogiorno, ha infatti registrato una contrazione produttiva del 47,2 per cento, una percentuale che, da sola, fotografa la profondità della battuta d'arresto. Il dato, il peggiore in assoluto tra tutti gli impianti italiani del gruppo, non è che il riflesso più estremo di una tendenza generalizzata, la quale vede ciascuno dei cinque siti produttivi fare i conti con numeri in netto regresso.

Un paragone che spaventa: i volumi del 1955

Per comprendere appieno la portata del tracollo bisogna operare un salto temporale di settant'anni, tornando a un'Italia del tutto diversa, quella della ricostruzione post-bellica. È proprio ai livelli del 1955, infatti, che si è attestata la produzione di autovetture Stellantis nel nostro Paese, con sole 213.706 unità assemblate, un numero che rappresenta un calo del 24,5 per cento sull'anno precedente e che è addirittura inferiore alla metà dei volumi raggiunti appena nel 2023. Una contrazione così violenta, che interessa anche i veicoli commerciali scesi del 13,5 per cento a 166.000 esemplari, ha naturalmente ripercussioni dirette sull'occupazione e sull'indotto, mettendo in discussione intere economie territoriali che per decenni hanno ruotato attorno alle fabbriche.

Le ombre sull'intero settore automotive nazionale

Il declino di Stellantis, gigante ormai dalla salute cagionevole nel panorama produttivo italiano, risucchia inevitabilmente con sé le statistiche dell'intera industria. Il settore automotive nazionale, nel suo complesso, ha chiuso il 2025 con un calo del 2,12 per cento, un dato che, seppur meno drammatico di quelli del gruppo, conferma una tendenza negativa di lungo periodo e la difficoltà del sistema di compensare le perdite del principale attore. La situazione, monitorata con attenzione dalle organizzazioni sindacali, delinea un quadro in cui la posta in gioco non è soltanto la tenuta occupazionale, bensì la stessa capacità del Paese di mantenere un comparto industriale strategico, in un'epoca di trasformazioni tecnologiche accelerate e di concorrenza globale sempre più agguerrita.

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