Omicidio Carol Maltesi, Davide Fontana condannato all'ergastolo nel terzo processo d'appello

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ergastolo, senza isolamento diurno, per Davide Fontana. I giudici della Corte d'Assise d'appello di Milano, chiamati a pronunciarsi nel terzo processo di secondo grado sull'aggravante della premeditazione dopo il nuovo rinvio della Cassazione, hanno inflitto il massimo della pena, riconoscendo l'aggravante già bilanciata con le attenuanti generiche e con la crudeltà. Nessuna reazione dell'imputato alla lettura del verdetto da parte del giudice Enrico Manzi, che presiede il collegio. Le motivazioni arriveranno entro sessanta giorni.

Si chiude così, almeno in questo grado di giudizio, una vicenda processuale che si è snodata attraverso sei procedimenti. In primo grado, nel giugno del 2023, la Corte d'Assise di Busto Arsizio aveva condannato Fontana a trent'anni di reclusione per omicidio volontario, soppressione e occultamento di cadavere, escludendo la premeditazione e altre aggravanti. Nel febbraio del 2024, il primo processo d'appello aveva invece riconosciuto la premeditazione e la crudeltà, infliggendo l'ergastolo.

La Cassazione aveva annullato quella sentenza con rinvio, sollevando dubbi sulla sussistenza dell'aggravante. L'appello bis aveva confermato l'ergastolo, ma la Suprema Corte era intervenuta una seconda volta, rilevando «evidenti deficit» nelle motivazioni relative proprio alla premeditazione e disponendo un nuovo giudizio di secondo grado.

La requisitoria della Procura generale

Nel corso dell'udienza, la sostituta procuratrice generale Simonetta Bellaviti ha chiesto la condanna all'ergastolo, ricostruendo gli elementi che, a suo avviso, dimostrano la premeditazione. «In modo scientifico ha organizzato l'omicidio e anche il post mortem», ha affermato la pg, aggiungendo che di fronte a questi elementi la Cassazione le è sembrato «che stia a sminuzzare il capello».

Bellaviti ha poi contestato la distanza tra le dichiarazioni dell'imputato e la gravità dei fatti: «Lui dice di essere dispiaciuto, ora parla di dolore, ma chi agisce così ha una freddezza difficile da accettare».

La rappresentante dell'accusa ha anche ricordato che la Corte di Busto Arsizio, pur avendo escluso la premeditazione in primo grado, aveva osservato che se questa fosse stata riconosciuta, l'imputato avrebbe dovuto organizzare anche l'eliminazione del cadavere: circostanza che, secondo la Procura, emerge dal fatto che Fontana chiese una finta malattia lavorativa per il Covid già il giorno successivo al delitto. I legali di parte civile, le avvocate Anna Maria Rago e Manuela Scalia, si sono associati alla richiesta dell'ergastolo.

La difesa e le dichiarazioni in aula

La difesa, rappresentata dall'avvocato Stefano Paloschi, ha sostenuto la tesi del dolo d'impeto, negando che l'omicidio sia stato preparato in anticipo. Nel corso dell'udienza, l'imputato ha reso dichiarazioni spontanee: «Non ho mai potuto organizzare di far del male a lei. Ciò è lontano da ciò che ero e che sono. Mi spiace e mi vergogno, quell'orrore non mi è mai appartenuto, chiedo scusa a tutti». Fontana, già ammesso a percorsi di giustizia riparativa, ha anche affermato di provare «grande dolore» dentro di sé e di non poter «mai riparare al dolore e alla sofferenza causata».

Paloschi ha dal canto suo invitato i giudici a evitare «una lettura emotiva che è l'esatto opposto della giustizia», sottolineando che il suo assistito ha confessato e collaborato durante le indagini e il processo.

La ricostruzione del delitto

Carol Maltesi, ventiseienne di Rescaldina, in provincia di Milano, che si occupava di contenuti per la piattaforma OnlyFans, fu uccisa l'11 gennaio del 2022 nella sua abitazione. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la giovane e Fontana si erano incontrati per girare un video hard che lui stesso aveva commissionato attraverso un falso profilo social, con l'obiettivo di venderlo sulla piattaforma. Durante le riprese, mentre la donna era legata a un palo da lap dance, imbavagliata con dello scotch e incappucciata, fu colpita alla testa con un martello per tredici volte.

L'uomo la finì poi con una coltellata alla gola. All'origine del gesto, secondo l'accusa, ci sarebbe stata anche la volontà di impedire il trasferimento della giovane in provincia di Verona, dove si stava allontanando per andare a vivere.

Dopo il delitto, Fontana fece a pezzi il corpo, conservò i resti in un congelatore per oltre due mesi e tentò di bruciarli. Non riuscendovi, li abbandonò in alcuni sacchi neri di plastica da un dirupo a Paline di Borno, in provincia di Brescia. Nelle settimane successive all'omicidio, continuò a usare il telefono della giovane, rispondendo ai messaggi di parenti e amici e fingendosi lei. Il cadavere fu ritrovato solo il 29 marzo del 2022, e il riconoscimento fu possibile grazie ai tatuaggi, dal momento che il volto era stato sfigurato.

La Procura generale ha ricostruito nel dettaglio gli acquisti effettuati dall'imputato dopo il delitto, tra cui un'accetta, una cesoia, occhiali-maschera e guanti, elementi che secondo l'accusa dimostrano come Fontana sapesse «perfettamente cosa farà dopo il delitto».

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