L’ergastolo per Davide Fontana annullato di nuovo, la Cassazione rinvia per la terza volta il processo d’Appello per l’omicidio di Carol Maltesi
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Redazione Interno
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La Corte di Cassazione, con una decisione depositata lo scorso 10 febbraio e resa nota solo nelle ultime ore, ha nuovamente fatto cadere la condanna all’ergastolo per Davide Fontana, il 47enne ex bancario e food blogger riconosciuto colpevole dell’omicidio di Carol Maltesi, la 26enne uccisa nel gennaio del 2022 a Rescaldina, nel Milanese. I giudici della Suprema Corte, accogliendo per la seconda volta il ricorso presentato dal difensore dell’imputato, l’avvocato Stefano Paloschi, hanno disposto un annullamento con rinvio, limitatamente alla circostanza aggravante della premeditazione. La parola, dunque, torna nuovamente ai giudici della Corte d’assise d’appello di Milano, che per la terza volta dovranno esprimersi sul caso e stabilire se quel delitto, consumato con tredici martellate e una coltellata alla gola mentre la vittima era legata e imbavagliata per la realizzazione di un video hard, fosse stato o meno pianificato.
Il nodo giuridico della premeditazione e il differenziale di pena
Al centro dell’ennesimo rinvio c’è, come già accaduto in passato, la valutazione dell’aggravante della premeditazione, un elemento la cui presenza o assenza comporta un abisso sanzionatorio: da un lato i trent’anni di reclusione inflitti in primo grado dalla Corte d’assise di Busto Arsizio, dall’altro l’ergastolo che era stato invece confermato sia nel primo che nel secondo processo d’appello. I giudici di legittimità, pur non entrando nel merito della ricostruzione dei fatti, hanno ritenuto che la motivazione con cui i giudici milanesi avevano riaffermato la natura premeditata del gesto – quel “non poteva sopportare che la ragazza lo lasciasse” e il conseguente progetto omicida – non regga al vaglio giuridico, o quanto meno necessiti di essere riesaminata da un nuovo collegio, differente nella composizione rispetto a quelli che si sono già espressi. La difesa, dal canto suo, ha sempre sostenuto la tesi del raptus, dell’impulso improvviso e incontrollato, e aveva depositato un ricorso fitto di motivi, ben quindici, per contestare la sussistenza di una chiara e inequivocabile programmazione dell’omicidio.
La ricostruzione del delitto e l’occultamento del La vicenda processuale, che si trascina ormai da anni, trae origine da un femminicidio di efferata brutalità. Era l’11 gennaio del 2022 quando, all’interno dell’appartamento di Fontana a Rescaldina, i due stavano girando un contenuto a luci rosse commissionato dall’uomo, il quale, tramite un falso profilo social, intendeva poi venderlo sulla piattaforma *OnlyFans*. In quel contesto, la giovane di Sesto Calende, nel Varesotto, era stata legata a un palo per la lap dance, imbavagliata con lo scotch e incappucciata, quando l’uomo l’ha colpita ripetutamente al cranio con un martello per poi sferrarle il colpo fatale al collo. Il giorno successivo, Fontana si è recato presso un negozio per acquistare un’accetta e un seghetto, strumenti con i quali ha fatto a pezzi il corpo della ragazza, arrivando a dividerlo in ventitré parti e tentando di asportare i lembi di pelle dove erano impressi i tatuaggi che, qualche mese dopo, si sarebbero rivelati decisivi per il riconoscimento dei resti. Il corpo, custodito per settimane all’interno di un congelatore a pozzetto acquistato online e racchiuso in sacchi neri, venne infine trasportato e abbandonato in una scarpata boschiva a Paline di Borno, in provincia di Brescia, dove fu ritrovato solo il successivo 29 marzo.
L’iter giudiziario e il nuovo appello
L’arresto di Fontana e la successiva confessione, giunta la sera stessa del fermo, avevano aperto un percorso giudiziario che in primo grado, nel giugno del 2023, portò a una condanna a trent’anni. I giudici di Busto Arsizio, in quell’occasione, esclusero la sussistenza di una "significativa organizzazione del delitto", sottolineando anzi come le condotte successive, per quanto raccapriccianti, fossero state caratterizzate da confusione e si fossero protratte per circa due mesi nel vano tentativo di disfarsi del, elementi questi giudicati poco compatibili con l’idea di un piano preciso e meticolosamente preparato. Fu la Corte d’assise d’appello di Milano a ribaltare questa visione, riconoscendo nel febbraio del 2024 l’aggravante della premeditazione e, di conseguenza, a infliggere l’ergastolo. Un primo annullamento della Cassazione, lo scorso settembre, aveva già rimesso in discussione quella sentenza, ordinando un nuovo giudizio di secondo grado che, a sua volta, nel maggio del 2025, aveva riaffermato il carcere a vita. Ora la Cassazione, con questa seconda e identica decisione, ha disposto che a giudicare sia un nuovo collegio, il terzo, il quale dovrà sciogliere definitivamente il nodo interpretativo. La Suprema Corte, come prassi, depositerà le motivazioni del suo operato entro i prossimi trenta giorni, dopodiché si terrà la nuova udienza davanti alla prima sezione della corte milanese, con una composizione di giudici togati e popolari completamente rinnovata. Fontana, che ha chiesto scusa in passato al figlio piccolo della vittima, rimane intanto detenuto nel carcere di Pavia.




