Omicidio di Carol Maltesi, la Cassazione annulla di nuovo l'ergastolo a Davide Fontana: si torna in appello per la terza volta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte di Cassazione, con una decisione assunta lo scorso 10 febbraio e resa nota solo nelle ultime ore, ha nuovamente annullato la condanna all'ergastolo inflitta a Davide Fontana, il 47enne ex bancario di Rescaldina reo confesso dell'omicidio di Carol Maltesi, la 26enne originaria di Sesto Calende uccisa l'11 gennaio del 2022. I giudici della Suprema Corte, accogliendo il ricorso presentato dal difensore dell'imputato, l'avvocato Stefano Paloschi, hanno disposto un rinvio alla Corte d'assise d'appello di Milano, dove per la terza volta si terrà un nuovo processo di secondo grado, il cosiddetto "appello ter", davanti a un collegio giudicante in composizione diversa rispetto ai precedenti. Al centro dell'ennesimo rinvio, che di fatto riapre il capitolo giudiziario sulla determinazione della pena, vi è ancora una volta il nodo cruciale dell'aggravante della premeditazione, elemento la cui presenza o assenza determina il discrimine tra una condanna a trent'anni di reclusione e il carcere a vita.

Il nodo giuridico della premeditazione e il lungo iter processuale

L'iter che ha portato a questo nuovo annullamento affonda le radici nella sentenza di primo grado emessa il 12 giugno 2023 dalla Corte d'assise di Busto Arsizio, quando Fontana venne condannato a trent'anni di reclusione per omicidio volontario, soppressione e occultamento di cadavere. In quella sede, i giudici avevano escluso la sussistenza delle aggravanti più pesanti, tra cui proprio la premeditazione e la crudeltà, ritenendo che, nonostante la ferocia del gesto, le condotte successive al delitto – giudicate "raccapriccianti" ma anche confuse e protratte per circa due mesi al fine di disfarsi del – non fossero elementi sufficienti per dimostrare un omicidio pianificato a priori. La svolta era arrivata in appello, quando i giudici milanesi avevano riformato la sentenza, riconoscendo la premeditazione e condannando l'imputato all'ergastolo, una decisione che era stata poi già una prima volta annullata dalla Cassazione con la richiesta di rivalutare proprio quell'aggravante. Nel successivo processo "bis", celebrato a Milano nel maggio del 2025, la Corte d'assise d'appello aveva nuovamente confermato la pena dell'ergastolo, riaffermando la tesi della pianificazione dell'omicidio, legata al rifiuto di Fontana di accettare il trasferimento della giovane in provincia di Verona per riavvicinarsi al figlio, ma la Suprema Corte ha ora giudicato nuovamente insufficienti le motivazioni addotte su questo punto specifico, ordinando un terzo giudizio di secondo grado.

La dinamica del delitto e il ruolo della difesa

La vicenda giudiziaria, che continua a dipanarsi tra aule di tribunale e ricorsi, ruota attorno a un femminicidio consumato con modalità efferate, ricostruito nelle sue linee essenziali dalle sentenze che si sono susseguite. Davide Fontana, che all'epoca dei fatti viveva a Rescaldina, uccise Carol Maltesi mentre i due stavano girando un video hard commissionato dall'uomo stesso attraverso un falso profilo social, con l'intenzione di venderlo sulla piattaforma OnlyFans. La giovane, legata a un palo per la lap dance, imbavagliata con lo scotch e incappucciata, venne colpita alla testa con tredici martellate e infine finita con una coltellata alla gola. Il giorno successivo, Fontana acquistò un'accetta e un seghetto per fare a pezzi il – arrivando a dividerlo in ventitré parti – e ne conservò i resti in un congelatore acquistato online, tentando poi di bruciarli e gettando infine i sacchi neri in un dirupo a Paline di Borno, in provincia di Brescia, dove vennero ritrovati il 29 marzo del 2022. La difesa, rappresentata dagli avvocati Stefano Paloschi e Giulia Ruggeri, ha sempre sostenuto la tesi dell'impulso incontrollato, del cosiddetto "raptus", e nei quindici motivi di ricorso presentati alla Cassazione ha nuovamente contestato la ricostruzione dell'aggravante, sottolineando come non sia mai stato indicato con precisione il momento in cui sarebbe maturata la presunta premeditazione.

L'attesa per le motivazioni e il nuovo processo a Milano

La decisione della Cassazione, che arriva dopo che Fontana aveva anche chiesto e ottenuto di poter accedere all'istituto della giustizia riparativa introdotto con la riforma Cartabia, ha quindi riportato la palla al centro del campo processuale. La Suprema Corte si è riservata trenta giorni di tempo per il deposito delle motivazioni della sentenza, un passaggio tecnico fondamentale che chiarirà nel dettaglio le ragioni che hanno portato all'accoglimento del ricorso della difesa. Sarà solo dopo questo deposito che si potrà fissare la data della nuova udienza davanti alla prima sezione penale della Corte d'assise d'appello di Milano, dove un nuovo collegio di giudici togati e popolari dovrà sciogliere definitivamente il nodo sulla sussistenza o meno della premeditazione. Un'eventuale esclusione di questa aggravante potrebbe ricondurre la pena verso i trent'anni stabiliti in primo grado a Busto Arsizio, mentre una sua conferma, se supportata da motivazioni ritenute inattaccabili, potrebbe riportare in gioco l'ergastolo, in un pendolo giudiziario che ormai da tre anni vede alternarsi verdetti opposti senza che ancora si sia giunti a una parola definitiva.

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