Macron denuncia l’escalation “sconsiderata” in Medioriente e propone una moratoria sugli attacchi alle infrastrutture civili
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Redazione Esteri
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L’aria, a Bruxelles, sa già di diplomazia sotto pressione quando Emmanuel Macron fa il suo ingresso al Consiglio europeo. Il presidente francese, intercettato dai giornalisti prima dei lavori, ha voluto consegnare un messaggio chiaro e netto per il Medio Oriente, dove il conflitto sembra aver assunto una deriva particolarmente pericolosa. Quella che sta avvenendo, a suo avviso, è una “escalation sconsiderata”, un’espressione pesante con cui ha voluto bollare gli ultimi sviluppi di una guerra che non risparmia più nemmeno le risorse energetiche fondamentali per la regione e per il mondo intero. Il capo dell’Eliseo, nel dettaglio, ha riferito di aver sentito direttamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, trovando in lui un alleato inatteso su un punto specifico: la necessità di interrompere i bombardamenti contro le reti civili. È stato proprio Trump, ha spiegato Macron, a chiedere esplicitamente la cessazione degli attacchi che prendono di mira gli impianti di gas, petrolio e persino le riserve idriche, infrastrutture la cui distruzione rischia di gettare intere popolazioni in una crisi umanitaria senza precedenti.
L’appello alla moratoria tra colpi al gas e coinvolgimento del Qatar
Ma la posizione di Parigi non si ferma a una semplice dichiarazione di intenti. Macron ha messo sul tavolo una proposta operativa, quella di una “moratoria” immediata sugli attacchi alle infrastrutture civili, un’idea che ha già iniziato a circolare nei palazzi del potere dopo i raid che hanno colpito duramente i siti di produzione del gas. E lo ha fatto con la consueta abitudine alla diplomazia telefonica: ha rivelato di aver raggiunto sia il presidente Trump sia lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, l’emiro del Qatar, in un tentativo di costruire un fronte comune per fermare questa spirale. Proprio il Qatar, va ricordato, è stato teatro di attacchi che hanno preso di mira le sue strutture energetiche, un fatto che ha trasformato un conflitto geograficamente distante in una minaccia diretta per le monarchie del Golfo. “È nell’interesse comune attuare senza indugio una moratoria”, ha scritto il presidente francese sul suo account social, sottolineando come l’onda d’urto delle bombe stia ora colpendo indiscriminatamente infrastrutture energetiche e idrauliche, beni essenziali la cui protezione – ha aggiunto – deve essere garantita a prescindere dall’evoluzione del campo di battaglia.
La tregua richiesta per le festività religiose e il ruolo della Casa Bianca
Il contesto in cui si inserisce questo nuovo tentativo di de-escalation è segnato da una cronaca che non concede tregue. Macron, consapevole del calendario, ha richiamato l’attenzione sul periodo di festività religiose che si sta aprendo nella regione, suggerendo che quei giorni sacri potrebbero offrire una finestra preziosa per fermare le ostilità, almeno temporaneamente. “Penso che tutti dovrebbero calmarsi”, ha affermato, “e i combattimenti dovrebbero fermarsi almeno per alcuni giorni, per cercare di dare una possibilità ai negoziati”. Una richiesta di respiro che, nelle intenzioni dell’Eliseo, dovrebbe tradursi in un cessate il fuoco immediato, utile a scongelare posizioni che appaiono sempre più radicalizzate. La strategia francese, in questa fase, punta a evitare che l’economia di guerra finisca per normalizzare il bersagliamento di obiettivi civili, una linea rossa che Macron ha tracciato con nettezza, parlando apertamente di “de-escalation rapida” come obiettivo prioritario.
La replica di Teheran e il confronto diretto tra Stati Uniti e Iran
Sullo sfondo di queste dichiarazioni, però, resta la durezza degli scontri che hanno reso necessario l’intervento del presidente francese. Se da un lato Macron ha assicurato di aver ricevuto garanzie da Trump sulla volontà di limitare i danni alle infrastrutture petrolifere – specificando, tramite i suoi uffici, che gli Stati Uniti hanno colpito solo siti militari e non gli oleodotti – dall’altro la replica di Teheran non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha infatti contestato duramente l’iniziativa francese, accusando Macron di aver taciuto di fronte agli attacchi precedenti contro il proprio paese. Una polemica che mostra quanto sia fragile il terreno sul quale si muove la diplomazia europea. Eppure, la richiesta francese di un dialogo diretto tra americani e iraniani su questo specifico nodo – la protezione delle risorse energetiche – rappresenta un tentativo concreto di scongiurare che l’escalation militare finisca per innescare una crisi globale nei rifornimenti. Macron, con questo intervento, cerca di ritagliare per l’Europa un ruolo di attore razionale in un quadro di crescente imprevedibilità, dove il rischio di un coinvolgimento sempre più ampio delle nazioni del Golfo impone, a suo dire, una pausa di riflessione obbligata.




