The Cure a Firenze, tra attese conferme e le rare gemme della possibile scaletta
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sul palco della Visarno Arena, domenica 14 giugno, l’attesa non è più solo un’atmosfera palpabile tra i fan accampati sui prati del Parco delle Cascine, ma diventa il vero motore di una serata che chiuderà l’edizione 2026 del Firenze Rocks.
La formazione britannica, guidata da quella chioma corvina e inconfondibile di Robert Smith, si prepara a varcare il confine tra la leggenda e il presente, forte di un’autorità che la critica e il pubblico hanno recentemente certificato: lo scorso febbraio, infatti, il gruppo ha portato a casa due statuette alla 68esima edizione dei Grammy Awards, vincendo nelle categorie Best Alternative Music Performance e Best Alternative Music Album.
Un riconoscimento, quest’ultimo, arrivato a più di trent’anni dalla prima nomination, che consacra un’opera come "Songs of a Lost World" senza però trasformare il concerto in una mera celebrazione nostalgica.
L’attesa per l’inizio e il caldo pomeriggio fiorentino
Mentre il sole picchia duro sui viali – e qualcuno, tra una birra e l’altra, scherza sul fatto che sia più "Firenze hot" che rock – l’organizzazione procede come un meccanismo perfetto, scandito da orari che daranno il via alle danze nel primo pomeriggio per concludersi a notte fonda. Prima dell’headliner, a scaldare il pubblico ci penseranno le atmosfere oniriche e rumorose dei Just Mustard, le malinconie dei The Twilight Sad e la potenza strumentale dei Mogwai, questi ultimi previsti sul palco a partire dalle 19:15.
Si tratta di una lineup che non sfigura affatto, e che prepara il terreno a una delle band più influenti della storia del rock britannico, la quale mancava ormai da quattro anni dalle scene italiane.
Il momento clou: scaletta tra classici e sorprese
Quando Smith e soci saliranno sul palco, presumibilmente intorno alle 21:30, lo faranno con una scaletta che, sebbene ancora ufficialmente top secret, lascia intravedere contorni piuttosto definiti. Chi si aspetta un recital integrale dell’ultimo album potrebbe rimanere spiazzato, perché il quintetto sta invece costruendo un ponte solido tra le ombre cupe di "Songs of a Lost World" e i classici che hanno segnato generazioni intere.
Le ultime uscite dal vivo – come il recente show in Portogallo – suggeriscono un’apertura affidata alla title track "Alone", cui fanno subito seguito gemme senza tempo come "Pictures of You", "High" e "A Night Like This". E non mancheranno le incursioni in territori più rari: pezzi come "The Last Day of Summer", "Burn" e la splendida "From the Edge of the Deep Green Sea" trovano spesso un posticino d’onore, a testimonianza di un repertorio che non si accontenta di fare la fila degli hit.
L’elemento che più elettrizza gli appassionati, però, è l’imprevedibilità. Durante le date che hanno anticipato l’estate, la band ha sorpreso i fan riportando in auge brani dimenticati come "2 Late", assente dal vivo dal 2019, o dedicando intere parentesi al disco "Seventeen Seconds", resuscitando "In Your House" e "M" per la gioia dei cultori.
Questa attitudine a mescolare il celebre – si parla ovviamente di pezzi immancabili come "Just Like Heaven", "Lullaby" e la spensieratezza punk-pop di "Friday I’m in Love" – con le chicche più oscure rende ogni concerto un unicum, un evento che non potrà mai essere replicato allo stesso modo altrove.
La cronaca della movida e i controlli nella notte
Nel frastuono generale, mentre migliaia di persone si preparano a invadere la città – e il flusso continuo di pullman e auto trasforma Firenze in una babele di accenti e lingue – non manca mai il risvolto della cronaca legato alla movida. Le forze dell’ordine, come da copione in questi grandi eventi, hanno messo in campo un dispositivo serrato per arginare borseggi e spaccio, con interventi mirati nella zona della Visarno Arena.
Le indagini degli ultimi giorni, condotte con l’ausilio di unità cinofile, hanno permesso di sequestrare ingenti quantitativi di stupefacente abilmente occultati sotto terra nelle vicinanze della tranvia, mentre gli agenti in borghese hanno arrestato diversi malviventi sorpresi a sfilare portafogli tra la folla in prossimità delle fermate degli autobus. Un lavoro silenzioso e costante che fa da contraltare alla festa, garantendo che l’attenzione resti unicamente sulla musica.
L’energia dei fan, del resto, è la vera benzina del festival: persone di tutte le età – dai giovani studenti freschi di maturità ai cinquantenni che rivivono la loro giovinezza – si sono dati appuntamento sotto il palco per cantare a squarciagola "Boys Don’t Cry" e "The Lovecats". E mentre il sole cala dietro gli alberi secolari delle Cascine, lasciando spazio a un’illuminazione studiata per esaltare le note cupe di Smith, l’arena si trasforma in un unico grande corpo che vive e respira a ritmo di basso e drum machine.
Per gli appassionati, assistere a una performance che potrebbe includere gemme rare come "Treasure" o "Want" rappresenta un rito di passaggio, un’occasione per riconciliarsi con il proprio passato senza mai scadere nella banalità di una semplice replica.




