Marine Le Pen condannata a 4 anni, ineleggibile per 5: la politica europea si divide
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Redazione Esteri
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Mentre le borse europee segnavano il rosso a metà seduta, con gli investitori in fuga dai rischi legati alla politica dei dazi di Trump, un’altra notizia scuoteva la scena politica continentale. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, è stata condannata a quattro anni di reclusione, di cui due senza condizionale con la possibilità di scontarli tramite braccialetto elettronico. La sentenza, emessa alle 18 del 31 marzo, ha sancito anche la sua ineleggibilità per cinque anni, con effetto immediato.
Il tribunale penale di Parigi, presieduto da Bénédicte de Perthuis, ha precisato che la decisione non riguarda gli ideali politici degli imputati, bensì il reato di appropriazione indebita di fondi Ue. Le Pen, insieme ad altri otto eurodeputati e dodici ex assistenti parlamentari, è stata ritenuta colpevole di aver utilizzato collaboratori fittizi per sottrarre risorse europee. Gli alleati della leader di estrema destra hanno definito il verdetto «puramente politico», mentre l’ala più radicale del continente si è stretta attorno a lei.
Da Viktor Orbán a Matteo Salvini, passando per il Cremlino, le reazioni non si sono fatte attendere. La condanna, che colpisce in modo particolare Le Pen – unica a ricevere l’ineleggibilità immediata – è stata interpretata come un attacco alla sovranità politica. Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco, ha accusato i liberali di ipocrisia: «Esultano in Francia e protestano in Turchia», ha scritto, paragonando la situazione a quella degli oppositori di Erdogan, spesso esclusi per via giudiziaria.




