Morte durante l’arresto a Bologna, Ilaria Cucchi: “Interrogazione al Viminale”
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Redazione Interno
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Un intervento di controllo della polizia si trasforma in tragedia nel quartiere Pilastro di Bologna, dove un uomo di 43 anni, Abderrahim Fakir, ha perso la vita dopo essere stato immobilizzato dagli agenti. La notizia del decesso, avvenuto in tarda mattinata in via Italo Svevo, ha subito acceso i riflettori sulla dinamica dell’operazione, anche perché a commentare quanto accaduto è stata la senatrice Ilaria Cucchi, che ha annunciato un'interrogazione parlamentare al Ministero dell'Interno.
La vicenda, per molti versi, riecheggia drammaticamente altri casi di cronaca in cui un fermo di polizia si è concluso con la morte del soggetto trattenuto, ed è per questo che la parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, sorella di Stefano Cucchi, ha parlato di "un altro caso Magherini?".
La ricostruzione dell’intervento e il malore fatale
Secondo quanto ricostruito finora, l'allarme è scattato intorno all'ora di pranzo, quando alcuni residenti hanno segnalato al 113 la presenza di una persona in forte stato di agitazione nell'area dei garage di un condominio. Sul posto sono intervenuti una volante della Polizia di Stato e un'ambulanza del 118. La situazione è rapidamente degenerata: secondo le prime informazioni, l'uomo, Abderrahim Fakir, avrebbe colpito l'auto della polizia, costringendo gli agenti a utilizzare dello spray urticante per neutralizzarlo.
Alla presenza dei sanitari, i poliziotti sono riusciti a bloccarlo a terra e a metterlo in sicurezza con delle fascette di plastica ai polsi. Pochi istanti dopo l'immobilizzazione, tuttavia, il 43enne ha accusato un improvviso e severo malore. Nonostante i tentativi di rianimazione del personale medico presente, per Fakir non c'è stato nulla da fare, ed è deceduto sull'asfalto.
Le immagini del dramma e le parole della famiglia
A gettare ulteriore luce sugli attimi concitati del fermo è un video, diffuso tra i residenti e ripreso dalla stampa, che mostra la drammatica sequenza finale. Nelle immagini si vedono due agenti che tengono l'uomo a faccia in giù, mentre lui grida disperatamente "Aiuto, basta, basta!", per poi smettere di divincolarsi e cadere nel silenzio dopo essere stato ammanettato. Un residente, testimone della scena, ha raccontato che l'uomo "chiedeva solo aiuto" e che era agitato, ma non violento.
Nel frattempo, sul luogo del dramma si sono radunati familiari e amici della vittima, dando vita a momenti di forte tensione e disperazione. La sorella di Abderrahim Fakir, in lacrime, ha gridato il proprio dolore e la propria rabbia, affermando: "Non hanno avuto pietà per mio fratello! Lo hanno ammazzato e picchiato, ci sono testimoni".
Le indagini e le richieste di chiarezza
La Procura di Bologna ha aperto un'inchiesta per fare piena luce sulla vicenda e ha disposto l'autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, che sarà fondamentale per chiarire le cause del decesso. Gli esami medico-legali dovranno stabilire se il decesso sia stato causato dallo stress della colluttazione, da una cosiddetta asfissia posizionale, dall'effetto dello spray urticante, da patologie preesistenti dell'uomo – i parenti hanno riferito che soffriva di problemi di salute – o da una combinazione di questi fattori.
La questura di Bologna ha fatto sapere che le bodycam degli agenti, che hanno registrato l'intervento, saranno messe a disposizione dell'autorità giudiziaria per contribuire agli accertamenti.
L’intervento politico di Ilaria Cucchi
La senatrice Ilaria Cucchi, da anni impegnata nella battaglia per la giustizia dopo la morte del fratello Stefano avvenuta nel 2009 durante un fermo dei carabinieri, ha subito commentato la notizia, annunciando un'interrogazione parlamentare al Viminale. La parlamentare ha espresso il timore che il caso possa richiamare altre vicende di persone decedute durante interventi delle forze dell'ordine, chiedendo spiegazioni al Ministero dell'Interno su quanto accaduto a Bologna.
Le sue parole riecheggiano il dolore e la richiesta di verità che da anni accompagnano la sua famiglia, e che oggi si ripropongono con la stessa urgenza per la famiglia di Abderrahim Fakir, un uomo che era in Italia da quando aveva sette anni, titolare di un'impresa di facchinaggio e residente a Borgonuovo di Sasso Marconi.




