Morte Fakir, la Procura di Bologna iscrive due agenti e quattro sanitari. Scontri e guerriglia durante il corteo in città
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Redazione Interno
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La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origini marocchine deceduto lo scorso fine settimana a Bologna in seguito a un fermo di polizia, continua a tenere alta la tensione nella città emiliana.
La Procura della Repubblica, dopo aver aperto un fascicolo per fare chiarezza sulla dinamica dell'accaduto, ha provveduto a iscrivere due agenti delle forze dell'ordine e quattro operatori sanitari nel registro delle annotazioni preliminari, un atto dovuto che non comporta l'avvio di un'indagine formale a loro carico, bensì rappresenta un passaggio tecnico per consentire il compimento di accertamenti medici e autoptici sul corpo della vittima.
L'iscrizione, come noto, è stata effettuata in virtù dello scudo penale introdotto di recente dal governo, una normativa che, di fatto, impedisce l'avvio di procedimenti penali ordinari nei confronti di appartenenti alle forze di polizia e al personale sanitario per fatti occorsi durante il servizio, a meno che non emergano elementi concreti di dolo o colpa grave.
La guerriglia notturna e le auto incendiate nel capoluogo emiliano
Mentre gli inquirenti lavorano per ricostruire gli ultimi istanti di vita di Fakir, la città di Bologna ha vissuto una notte di violenza e scontri di piazza. In occasione del corteo organizzato per ricordare l'uomo deceduto, un gruppo di manifestanti, che secondo le prime ricostruzioni sarebbe composto da centinaia di persone, ha dato vita a una vera e propria guerriglia urbana nelle vie del centro e della periferia.
Vetrine di esercizi commerciali sono state infrante con spranghe e oggetti contundenti, mentre diverse auto in sosta sono state date alle fiamme, creando un clima di paura e smarrimento tra i residenti. Le colonne di fumo nero che si sono alzate in alcuni quartieri hanno richiamato l'attenzione dei vigili del fuoco, intervenuti in più punti per domare gli incendi e mettere in sicurezza le aree colpite.
La polizia, schierata in forze per contenere la rabbia dei cortei, ha dovuto fare ricorso a cariche per disperdere i gruppi più facinorosi, in un susseguirsi di momenti di altissima tensione che hanno portato a denunciare diversi feriti tra gli agenti e alcuni manifestanti.
Le parole della premier e l'attenzione del governo sulla vicenda
La drammatica vicenda ha subito catalizzato l'attenzione del governo, con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha definito l'accaduto come un "fatto inaccettabile", sottolineando con fermezza la necessità che venga fatta piena luce su quanto realmente successo. La premier ha espresso vicinanza alla famiglia della vittima, ma ha al contempo condannato duramente gli episodi di violenza registrati a Bologna, ribadendo che lo Stato non intende tollerare derive eversive e che la verità giudiziaria dovrà essere accertata con il massimo rigore.
Anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è intervenuto sulla questione, precisando che la normativa sullo scudo penale, che in questo caso ha protetto gli agenti e i sanitari da un'indagine ordinaria, è stata concepita per tutelare chi opera in situazioni di emergenza e non per garantire un'assoluzione preventiva. Nordio ha ribadito che gli atti compiuti dai tutori della legge restano comunque sottoposti a controllo, con la garanzia che eventuali responsabilità penali verranno accertate attraverso i canali previsti dall'ordinamento.
La conferenza stampa in Senato e la richiesta di verità dei familiari
In un clima di crescente mobilitazione, la senatrice Ilaria Cucchi ha promosso una conferenza stampa a Palazzo Madama dal titolo "Verità e giustizia per Abderrahim Fakir", un'iniziativa che ha visto la partecipazione in collegamento da Bologna dei familiari della vittima e del legale Fabio Anselmo. L'avvocato, insieme a Yossra Fakir, ha ribadito la volontà della famiglia di ottenere risposte certe sulla morte del loro congiunto, contestando la ricostruzione ufficiale fornita fino a questo momento e chiedendo che vengano resi noti i dettagli dell'intervento della polizia e dei soccorsi.
All'incontro ha preso parte anche Ilaria Masinara di Amnesty International, che ha sottolineato come il caso sollevi interrogativi sul rispetto dei diritti umani nelle procedure di fermo e sul trattamento riservato alle persone in stato di agitazione. I familiari, attraverso il loro avvocato, hanno annunciato la possibilità di costituirsi parte civile nel procedimento, qualora dalle indagini emergano elementi che possano configurare responsabilità omissive o commissive da parte degli operatori coinvolti.
I minuti precedenti l'intervento della polizia al Pilastro
Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto di Bologna, si stanno concentrando sugli attimi precedenti l'intervento delle forze dell'ordine, avvenuto nel quartiere Pilastro, dove Fakir si era recato per far visita a dei conoscenti. Le immagini e le testimonianze raccolte finora descrivono un uomo in forte stato di agitazione, ripreso mentre colpiva con calci e testate le saracinesche di alcuni garage in via Svevo, prima di bloccare un'auto in transito saltando sul cofano e inveendo contro il conducente spaventato.
A un certo punto, secondo le ricostruzioni, l'uomo si sarebbe gettato a terra, continuando a gridare e a chiedere aiuto, suscitando l'allarme dei residenti che hanno chiamato il 112 per chiedere l'intervento della polizia.
La pattuglia giunta sul posto, coadiuvata successivamente dal personale del 118, ha provveduto a immobilizzare l'uomo, ma poco dopo Fakir ha accusato un malore che ne ha causato il decesso, probabilmente per un arresto cardiaco, anche se solo l'autopsia potrà stabilire con certezza le cause della morte e se vi sia un nesso causale con le modalità del fermo e della contenzione.




