Pilastro, la sorella di Abderrahim Fakir: "Lo hanno ammazzato senza pietà" e chiede giustizia
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Redazione Interno
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"Vogliamo solo giustizia. L'hanno ammazzato a sangue freddo. Hanno ammazzato mio fratello senza pietà. Voglio verità per mio fratello". Queste le parole, cariche di rabbia e dolore, che Katia Fakir ha gridato durante il presidio organizzato in via Svevo, a Bologna, a seguito della morte del fratello quarantatreenne, avvenuta nel corso di un intervento delle forze dell'ordine.
La donna, visibilmente scossa, si è rivolta ai presenti e agli organi di informazione per chiedere che venga fatta piena luce su quanto accaduto nella zona del Pilastro, un quartiere che da anni convive con problematiche di degrado e microcriminalità, ma che raramente è stato teatro di episodi così drammatici. L'urlo della sorella rappresenta la punta di un iceberg di tensione che si è creata nella comunità locale, sollevando interrogativi sulle modalità dell'intervento della polizia e sull'uso di tecniche di contenimento che, in questa circostanza, hanno avuto un esito fatale.
Le parole della famiglia e la fiducia nella giustizia
Accanto a Katia Fakir, a cercare di mediare il dolore e la rabbia, c'era anche il marito della donna, il quale ha voluto precisare un aspetto fondamentale della posizione della famiglia, cercando di evitare fraintendimenti e strumentalizzazioni. "Non siamo contro la polizia, abbiamo fiducia nella giustizia italiana", ha dichiarato l'uomo, tentando di tracciare un confine netto tra la richiesta di verità della famiglia e un presunto attacco alle istituzioni.
Questa precisazione arriva in un momento delicato, in cui il clima di sfiducia verso le forze dell'ordine potrebbe facilmente incendiarsi, e la famiglia sembra voler percorrere esclusivamente la strada legale e istituzionale per ottenere risposte. La sorella, dal canto suo, ha ribadito con forza che non si darà pace finché non sarà fatta chiarezza, e che la morte del fratello non sarà dimenticata, ma la presenza del marito accanto a lei, con le sue parole più misurate, suggerisce una volontà di evitare scontri frontali e di affidarsi agli inquirenti per il prosieguo delle indagini.
La ricostruzione dei fatti e la dinamica dell'intervento
Secondo le prime ricostruzioni ufficiali, fornite dalla Questura e riprese dalle agenzie di stampa, la tragedia si è consumata nei garage di via Svevo, dove Abderrahim Fakir, titolare di una ditta di facchinaggio di origini marocchine, si trovava in uno stato di forte agitazione. Alcuni residenti, allertati dalle grida dell'uomo, avevano prontamente chiamato il numero di emergenza 113, segnalando una situazione di potenziale pericolo.
Sul posto sono quindi giunte diverse volanti della polizia di Stato, i cui agenti, nel tentativo di riportare la calma e mettere in sicurezza l'area, avrebbero fatto ricorso a uno spray urticante e a fascette di plastica per immobilizzare i polsi del 43enne. Nel corso di queste operazioni di contenimento, a cui avrebbero preso parte anche alcuni cittadini nel tentativo di collaborare con gli agenti, le condizioni di salute dell'uomo sono improvvisamente precipitate, portandolo al decesso poco dopo.
La salma è stata trasferita all'obitorio per i dovuti accertamenti autoptici, che saranno cruciali per determinare le cause esatte del decesso e per stabilire se l'uso della forza da parte degli agenti sia stato proporzionato o meno rispetto alla situazione che si erano trovati ad affrontare.
Il precedente di Federico Aldrovandi e l'appello alla trasparenza
Il dramma di Bologna ha inevitabilmente riportato alla memoria un altro episodio oscuro che ha segnato la storia recente dell'Emilia-Romagna, ovvero la morte di Federico Aldrovandi, il diciottenne ucciso a Ferrara ventuno anni fa durante un controllo da parte di quattro poliziotti. A richiamare questa dolorosa analogia è stato proprio il padre del ragazzo, Lino Aldrovandi, agente della polizia locale ormai in pensione, il quale ha rivolto un accorato appello agli inquirenti affinché le indagini su questa nuova vicenda siano condotte con la massima rapidità e trasparenza.
Aldrovandi senior ha sottolineato come, nel caso del figlio, le indagini non fossero state condotte in maniera corretta, come poi certificato dalle sentenze che hanno condannato gli agenti coinvolti, e ha auspicato che per la famiglia Fakir la giustizia segua un percorso più celere e lineare. "Ogni caso ha la sua storia", ha dichiarato in riferimento a quanto accaduto a Bologna, "e andrà sicuramente analizzato nel dettaglio", ma il richiamo alla vicenda del figlio suona come un monito affinché la verità non venga occultata o ritardata da depistaggi o omissioni.
Le reazioni istituzionali e le indagini in corso
La notizia del decesso di Abderrahim Fakir ha scosso non solo il quartiere Pilastro ma l'intera città di Bologna, spingendo le autorità locali a prendere posizione. Il sindaco Matteo Lepore e il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, hanno rilasciato una nota congiunta in cui esprimono profondo cordoglio per quanto accaduto e assicurano la massima attenzione dell'amministrazione verso lo sviluppo delle indagini, pur nel rispetto del lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura.
La Questura di Bologna, dal canto suo, ha diffuso un comunicato ufficiale per fornire una prima versione dei fatti, specificando che gli agenti sono intervenuti a seguito di una richiesta di soccorso e che l'uso dello spray e delle fascette rientra tra le procedure previste per il contenimento di persone in stato di alterazione psicofisica, che rappresentano un pericolo per sé stesse o per terzi.
La procura della Repubblica ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità, e si attendono ora i risultati dell'autopsia per capire se il decesso sia stato causato da un malore improvviso, magari legato a condizioni di salute preesistenti, o se invece siano state le modalità dell'immobilizzazione a provocare il soffocamento o un arresto cardiaco.
Parallelamente, sono già stati acquisiti i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona e le testimonianze dei residenti che hanno assistito alla scena, elementi che si intrecceranno con le dichiarazioni degli agenti coinvolti per ricostruire nel modo più fedele possibile gli ultimi istanti di vita del 43enne.




