Morte di Fakir durante un fermo, il Garante dei Detenuti di Bologna: "Non recepite le richieste di aiuto"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Garante dei Detenuti di Bologna ha puntato il dito contro la dinamica del fermo che è costato la vita ad Abderrahim Fakir, il 43enne di origine marocchina deceduto domenica scorsa nel quartiere Pilastro durante un intervento della Polizia di Stato.

Le dichiarazioni, rilasciate a caldo dopo la diffusione di alcuni filmati amatoriali che ritraggono gli istanti precedenti il malore mortale dell'uomo, mettono in luce un aspetto che la Procura dovrà ora verificare con gli accertamenti tecnici: la mancata percezione, da parte degli agenti e del personale sanitario presente, delle richieste di aiuto rivolte da Fakir mentre si trovava immobilizzato a terra.

"Le immagini del video che circola in rete sono di enorme impatto, emergendo le reiterate (e strazianti) richieste di aiuto dell'uomo immobilizzato a terra, non recepite dagli operatori di Polizia sopra di lui, né dagli operatori sanitari presenti sulla scena", ha dichiarato il Garante, aggiungendo che dal filmato "sembra poi di percepire che decorra un apprezzabile lasso temporale prima che gli operatori presenti, compresi i sanitari, si rendano conto che l'uomo ha smesso di respirare".

Il video e le parole di Fakir

Il nucleo centrale dell'inchiesta, coordinata dal pubblico ministero di turno, si concentra ora sull'analisi dei frame che precedono il decesso. Secondo le prime sommarie informazioni, Abderrahim Fakir avrebbe pronunciato frasi come "Aiuto, basta" poco prima di accusare il malore che lo ha portato alla morte, nonostante l'intervento dei sanitari del 118. È proprio su quei secondi, cruciali per la ricostruzione della catena di eventi, che gli inquirenti stanno concentrando gli sforzi.

La Procura di Bologna ha acquisito non solo i video già circolati sui social network, che mostrano una parte dell'operazione di polizia, ma anche le registrazioni degli impianti di videosorveglianza pubblica e privata presenti nella zona di via Svevo. L'obiettivo è quello di ottenere una sequenza cronologica completa e incontrovertibile, superando la frammentarietà delle immagini parziali che hanno alimentato la protesta e il cordoglio popolare.

La protesta e l'appello del sindaco Lepore

La morte di Fakir ha scosso profondamente la città di Bologna, tanto che il sindaco Matteo Lepore ha rivolto un invito alla cittadinanza a ritrovarsi in piazza Nettuno per un momento di raccoglimento e riflessione. Lepore, intervenendo sulla vicenda, ha sottolineato la necessità di restare uniti e di essere vicini alla comunità del Pilastro, definendo il momento come estremamente doloroso per l'intera città.

L'appello del primo cittadino è stato formulato sin dalle prime ore successive al decesso, con l'intento di canalizzare la rabbia e lo sconcerto in una richiesta di verità e giustizia, nel tentativo di affrontare la tragedia in modo coeso e civile. La manifestazione, convocata per le 19 di oggi, rappresenta il primo banco di prova per la tenuta sociale del quartiere, dove i residenti e i parenti della vittima chiedono chiarezza sulle modalità dell'intervento delle forze dell'ordine.

L'identikit della vittima e le indagini

Abderrahim Fakir, originario del Marocco e residente da anni nel bolognese, svolgeva la professione di facchino e si trovava nel quartiere Pilastro per incontrare parenti e conoscenti. La sua morte è avvenuta in circostanze che le autorità giudiziarie stanno cercando di ricostruire con precisione, attraverso l'audizione di testimoni e l'esame dei reperti video. Le testimonianze raccolte finora presentano, come spesso accade in casi di questa delicatezza, versioni difformi su quanto accaduto prima dell'arrivo dei soccorsi e durante le fasi concitate del fermo.

I familiari della vittima, assistiti da legali, hanno già presentato istanza per ottenere la piena divulgazione degli atti investigativi e la nomina di consulenti tecnici di parte che possano affiancare i periti della Procura nell'analisi dei filmati e degli eventuali referti medici. La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato specifiche, in attesa che gli accertamenti autoptici forniscano elementi certi sulla causa del decesso e che la polizia giudiziaria completi la ricognizione di tutte le fonti di prova disponibili.

La salma è stata posta a disposizione dell'autorità giudiziaria, che dovrà decidere i tempi e le modalità per il conferimento dell'incarico per l'esame autoptico.

Le richieste di giustizia e la mobilitazione

La comunità marocchina e gli attivisti per i diritti civili hanno manifestato preoccupazione per le modalità con cui è stato eseguito il fermo, richiamando l'attenzione sulla necessità di protocolli operativi che salvaguardino l'incolumità delle persone durante le fasi di contenimento e arresto. L'accento è posto sulla tempestività del soccorso e sulla capacità degli operatori di rilevare i segni di un imminente collasso fisico, aspetti che il Garante dei Detenuti ha già messo in risalto nelle sue dichiarazioni.

Mentre la città si prepara alla veglia di piazza Nettuno, gli inquirenti procedono spogliando i fatti da ogni emotività, consapevoli che solo un lavoro meticoloso e scientifico potrà stabilire se vi siano margini per contestare addebiti ai membri delle forze dell'ordine intervenuti o se si sia trattato di un tragico evento legato a condizioni di salute imprevedibili, magari concorse con lo stress da contenzione.

La Procura ha garantito il massimo impegno per fare piena luce sulla vicenda, rispondendo così alla crescente pressione dell'opinione pubblica e alle istanze di trasparenza avanzate dai parenti della vittima.

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