Tgr Bologna censura servizio su Abderrahim Fakir: la redazione insorge contro il direttore

Tgr Bologna censura servizio su Abderrahim Fakir: la redazione insorge contro il direttore
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nell’edizione serale del telegiornale regionale della Tgr Emilia-Romagna andata in onda lo scorso 19 luglio, un servizio dedicato alla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto durante un intervento della polizia al Pilastro, non è stato trasmesso per una decisione che arriva direttamente dalla direzione della testata.

A sollevare il caso, con una presa di posizione che ha scosso gli ambienti giornalistici locali e nazionali, è stato il Comitato di redazione, affiancato dalle sigle sindacali Usigrai, Aser e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), le quali hanno denunciato un gesto che definiscono come una vera e propria censura interna.

Il servizio oscurato e il montaggio delle immagini

Secondo quanto ricostruito dalle stesse fonti sindacali, il servizio incriminato era già stato confezionato e montato dai giornalisti della redazione bolognese e ritraeva, attraverso le immagini e la voce dell’uomo immobilizzato e colpito dagli agenti, i momenti drammatici in cui Fakir chiedeva ripetutamente aiuto mentre si trovava a terra in stato di arresto.

Quello che rende la vicenda ancora più controversa, come sottolineato dal Comitato di redazione, è il fatto che quelle stesse riprese, girate nel quartiere popolare di via Italo Svevo, erano già da ore in circolazione sul web e venivano trasmesse senza particolari remore dalle principali testate giornalistiche nazionali.

La decisione del direttore, che ha preferito non mandare in onda il pezzo, ha di fatto impedito agli spettatori della Tgr di vedere un resoconto che, per la redazione, rappresentava un tassello fondamentale per comprendere la dinamica di quanto accaduto domenica scorsa, quando l'uomo è morto a seguito di un intervento delle forze dell'ordine in quello che è uno dei quartieri più popolari e complessi del capoluogo emiliano.

Il contesto del Pilastro e le testimonianze dei residenti

In via Italo Svevo, dove le case popolari si tingono di colori pastello e ogni civico è contornato da ampie aiuole che cercano di addolcire il grigiore dei palazzoni, due colombi sbattevano le ali tra le foglie di una magnolia mentre il sole del pomeriggio cadeva a picco in mezzo allo slargo di via Gabriele D’Annunzio. È proprio qui, in questo scenario di periferia che alterna silenzi e tensioni, che i testimoni oculari hanno raccontato di un uomo che per ore avrebbe chiesto di essere soccorso, sostenendo che non fosse ubriaco ma semplicemente in gravi condizioni fisiche.

I residenti, ascoltati nelle ore successive alla tragedia, hanno riferito di scene di drammatica impotenza, con gli agenti che tentavano di gestire la situazione e Fakir che, immobilizzato a terra, implorava aiuto senza ottenere un immediato intervento sanitario. Il servizio della Tgr, che sarebbe dovuto andare in onda per raccontare proprio questo contrasto tra la narrazione ufficiale e le voci del quartiere, è stato invece messo da parte, alimentando le polemiche su un possibile tentativo di imbrigliare l'informazione locale in un momento in cui la città chiedeva con forza trasparenza.

Le reazioni politiche e la posizione del ministro Piantedosi

Sul fronte politico e istituzionale, la vicenda ha naturalmente catalizzato l'attenzione del governo, con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi che ha scelto di intervenire in modo netto sulla questione, dichiarando che bisogna avere fiducia nell'autorità giudiziaria e respingendo quelle che ha definito come espressioni pregiudizialmente contrarie alle forze di polizia.

Per il ministro, chi attacca gli agenti senza attendere il risultato delle indagini dimostrerebbe di non avere fiducia né nella polizia né nella magistratura, chiamata ora ad accertare cosa sia realmente successo durante quell'intervento che si è concluso con la morte del 42enne.

Le parole di Piantedosi, pronunciate con tono misurato ma fermo, hanno di fatto ricalcato la linea istituzionale che invita ad attendere gli esiti delle indagini prima di esprimere giudizi, anche se l'oscuramento del servizio della Tgr ha finito per alimentare ulteriormente le diffidenze di una parte dell'opinione pubblica e delle associazioni che chiedono invece di fare piena luce sui fatti.

La piazza e l'appello del sindaco Lepore per la verità

Nel frattempo, in una Bologna che non ha voluto rimanere in silenzio, centinaia di persone hanno risposto all'appello del sindaco Matteo Lepore, scendendo in piazza per un presidio silenzioso e senza palco, lontano dai comizi e dalle strumentalizzazioni politiche. Lepore, che ha invitato la città a ritrovarsi per onorare la memoria di Abderrahim Fakir, ha ripetuto più volte che prima viene la verità e solo dopo, eventualmente, la giustizia, ricordando che le ferite della storia cittadina non possono essere dimenticate ma devono essere affrontate con coraggio e trasparenza.

La manifestazione, che ha visto una partecipazione massiccia e trasversale, si è svolta senza incidenti ma con un clima di rabbia e amarezza, tanto che alcuni momenti di tensione hanno portato le forze dell'ordine a operare qualche carica per gestire la folla.

La richiesta, rimbalzata dagli striscioni e dai cori dei presenti, è quella di conoscere l'intera dinamica di quei drammatici minuti, un desiderio di chiarezza che ora si scontra anche con le pieghe di una vicenda giornalistica che, con la censura della Tgr, ha finito per assumere i contorni di un caso politico e deontologico di non poco conto.

La redazione della Tgr, attraverso i suoi rappresentanti sindacali, ha già annunciato che chiederà un confronto con la direzione per avere chiarimenti su una decisione che molti giornalisti hanno definito inaccettabile, mentre l'attenzione resta concentrata sugli sviluppi giudiziari di un caso che ha messo in luce le fragilità di un sistema che cerca faticosamente di bilanciare il diritto all'informazione con le esigenze di un'indagine delicata.

Le polemiche, dunque, sono destinate a proseguire, alimentate da un episodio che ha aperto una crepa nel rapporto tra l'emittente pubblica regionale e il suo pubblico, in un momento in cui la trasparenza e la ricerca della verità sono diventate parole d'ordine per una città intera.

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