Le Iene rileggono trent'anni di Italia, tra satira e inchieste

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un faccia a faccia tra presente e passato, quello che si è consumato nello studio di "Le Iene presentano: Inside", dove Filippo Roma ha incontrato Massimo D'Alema per rivedere e commentare alcune delle storiche interviste realizzate dal programma in quasi trent'anni di attività. Il dialogo con il primo e unico ex comunista diventato presidente del Consiglio in Italia ha offerto una rilettura a distanza, tra retroscena e battute, di un percorso politico e televisivo che ha spesso intersecato i nodi cruciali della vita nazionale. Quell'incontro costituisce, infatti, il perno attorno al quale ruota la puntata "Il Belpaese", scritta da Lorenzo Maiello e andata in onda in prima serata su Italia 1, un episodio che si proponeva di ripercorrere gli ultimi tre decenni attraverso i servizi più simbolici del format.

Un viaggio tra scandali e potere

Il viaggio, condotto con il consueto mix di satira e comicità che talvolta supera i confini del politicamente corretto, ha toccato figure e eventi cardine: da Giulio Andreotti ai privilegi della cosiddetta casta, dallo scandalo di Calciopoli, con la presenza in studio di Luciano Moggi, alla nascita di nuovi movimenti politici, rappresentati da un'intervista a una giovane Giorgia Meloni e dal contributo di Alessandro Di Battista. Non sono mancati i riferimenti a inchieste sul malcostume, come quelle dedicate ai "furbetti del cartellino", all'evasione fiscale o alla sicurezza sul lavoro, a comporre un affresco di un'Italia sospesa tra scandali e trasformazioni sociali. La narrazione, per sua stessa ammissione, si è basata su un riutilizzo del vasto archivio del programma, selezionando i filmati ritenuti più iconici e rappresentativi del lavoro degli inviati.

La dimensione giudiziaria e l'infowashing

Accanto alla satira, lo sguardo del programma ha spesso lambito i temi della cronaca nera e della giustizia, trattandoli con un approccio che ha privilegiato l'inchiesta giornalistica, seppur condotta con toni provocatori, rispetto alla spettacolarizzazione del dolore. Alcuni servizi storici hanno infatti cercato di far luce su vicende intricate, seguendone gli sviluppi giudiziari e provando a sollevare interrogativi scomodi, una prassi che nel tempo ha contribuito a costruire l'identità del format. Questa operazione di autocelebrazione e di riproposizione del materiale d'archivio, tuttavia, è stata letta da alcuni osservatori come un tentativo ambiguo, una forma di "infowashing" che, calcando il termine usato per le pratiche ambientali di facciata, maschera sotto l'etichetta di un racconto del Paese un'operazione di riciclo creativo.

L'aggressività come cifra stilistica

La presunzione di racchiudere in una sola puntata l'essenza di trent'anni di Italia, se da un lato ha prodotto un montaggio serrato di momenti televisivi significativi, dall'altro non ha potuto evitare di mostrare la cifra stilistica che ha sempre caratterizzato il programma: una manifesta aggressività nell'approccio agli intervistati, unita a una certa supponenza nell'esporre teorie e tesi. Questo atteggiamento, che negli anni è stato sia punto di forza che motivo di critica, emerge chiaramente nel riaffiorare delle vecchie interviste, restituendo l'immagine di un talk show che ha cercato di porsi come cane da guardia, a volte mordace, della società e della politica, mescolando generi e toni in un prodotto televisivo unico nel panorama italiano.

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