Askatasuna, il doppio registro della sinistra radicale dopo gli scontri di Torino

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A due giorni dagli incidenti che hanno insanguinato il corteo per il centro sociale Askatasuna, caratterizzati da un'aggressione di estrema gravità ai danni di un agente di polizia, le reazioni di esponenti di spicco di quella sinistra radicale che trova nei circoli occupati il suo bacino naturale non hanno tardato ad arrivare, confermando un approccio che ribalta sistematicamente le responsabilità. Non poteva mancare, infatti, una presa di posizione che, mentre formalmente prende le distanze dalla violenza più estrema, di fatto la relativizza attraverso un meccanismo di parallelo pretestuoso, spostando l'attenzione dalle condotte criminali di alcuni manifestanti a una generica denuncia degli abusi delle forze dell'ordine.

La condanna 'a metà' di Ilaria Salis e il riferimento al martello

È quanto accaduto con l'intervento dell'europarlamentare di Avs Ilaria Salis, la quale, in un lungo post sulla piattaforma X, ha definito l'episodio del martello, cioè il ferimento di un poliziotto, un "buco nero" da cui prende le distanze, per poi immediatamente aggiungere che, se si condanna quell'aggressione, "devono allora essere condannati con la stessa fermezza anche gli abusi delle forze dell'ordine". Una dichiarazione che, inserendo la gravità specifica di un attacco premeditato con un attrezzo contundente in un indistinto calderone di presunti eccessi, opera una pericolosa equiparazione, svuotando la condanna iniziale di qualsiasi significato netto e concreto e offrendo, di fatto, una giustificazione ideologica a chi ritiene legittimo rispondere con la violenza allo stato.

L'attacco frontale di Ilaria Cucchi alla premier Meloni

Ancora più diretto e politico è stato invece l'attacco sferrato dalla collega di partito Ilaria Cucchi, la quale ha chiesto pubblicamente che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chieda scusa per quanto accaduto, accusando implicitamente il governo di essere la causa prima delle tensioni. Una posizione che, come hanno fatto notare i parlamentari di Fratelli d'Italia, appare del tutto scollegata dalla realtà dei fatti e dalle immagini inequivocabili della guerriglia urbana, finendo per essere definita, senza mezzi termini, "semplicemente patetica". L'approccio della Cucchi, infatti, non si limita a un malcelato benaltrismo, ma compie un ulteriore passo in avanti, trasformando i responsabili materiali delle violenze in vittime di un sistema oppressivo e i rappresentanti dello stato in imputati da processare.

Il contesto di una narrazione politica strutturata

Questi interventi, nel loro insieme, rivelano una precisa strategia di comunicazione che trascende i singoli episodi e che mira a conservare una certa influenza elettorale in ambienti militanti, i quali spesso vedono nello scontro fisico con le istituzioni una forma di lotta politica. Il rischio, non da poco, è che questo doppio registro, fatto di condanne di facciata e giustificazioni di sostanza, finisca per alimentare un clima di ostilità pregressa verso le forze dell'ordine, delegittimandone l'operato anche quando esso è volto alla tutela dell'incolumità pubblica. Le indagini sui fatti di Torino, che dovranno accertare ogni responsabilità penale individuale, procedono su un binario giudiziario, mentre il dibattito pubblico sembra già incanalato su percorsi ideologici che poco hanno a che fare con la ricostruzione giudiziosa degli avvenimenti.

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