Katy Perry e il volo spaziale contestato: quando il gesto simbolico diventa polemica

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Quello che doveva essere un momento di celebrazione si è trasformato, per Katy Perry, in un’esperienza più amara del previsto. L’undici minuti trascorsi a bordo della capsula New Shepard di Blue Origin, l’azienda spaziale di Jeff Bezos, hanno scatenato un dibattito che va ben oltre la semplice cronaca mondana. Accanto alla cantante, infatti, c’erano altre cinque donne, tra cui la giornalista Gayle King e Lauren Sanchez, compagna del miliardario fondatore di Amazon. Un equipaggio tutto al femminile, pensato per simboleggiare l’empowerment in un settore tradizionalmente maschile, ma che ha finito per sollevare domande scomode sul significato stesso del progresso.

La missione, tecnicamente impeccabile, è stata criticata da più parti per il suo carattere elitario. Emily Ratajkowski, modella e attivista, non ha usato mezzi termini: «Sono disgustata. Dobbiamo essere in grado di distinguere cosa sia veramente il progresso. E quello non lo è». Un giudizio netto, che riflette il malcontento di chi vede in iniziative simili poco più che operazioni di marketing, lontane dalle reali sfide dell’esplorazione spaziale. Lo stesso Bezos, del resto, aveva già affrontato polemiche simili quando, nel 2021, aveva effettuato il suo primo volo suborbitale, accusato di trasformare lo spazio in un parco giochi per miliardari.

Per Perry, l’episodio arriva in un momento di grande attività professionale. Dopo l’uscita del suo ultimo album e l’impegno nella campagna elettorale per Kamala Harris, la popstar si prepara ora a un tour mondiale che partirà da Città del Messico. Eppure, nonostante l’entusiasmo con cui ha raccontato l’esperienza – «Sono sempre aperta, dico “Perché no?” e “Proviamo e basta”» –, le reazioni negative sembrano averla colta di sorpresa. Il suo pentimento, espresso senza troppi giri di parole («Non dovevo»), suona come un’ammissione di aver sottovalutato le implicazioni di un gesto che, agli occhi di molti, appare più come un capriccio che come un reale passo avanti.

Quello che resta, al di là delle polemiche, è una domanda più ampia: fino a che punto iniziative simili contribuiscono a un dibattito serio sull’accessibilità dello spazio? Se da un lato è innegabile che abbiano portato attenzione sul tema, dall’altro rischiano di offuscare le questioni concrete, come la sostenibilità dei viaggi spaziali o la necessità di investire in ricerca. Senza contare che, in un’epoca di crescenti disuguaglianze, l’immagine di celebrità che si lanciano in orbita per pochi minuti difficilmente passa come un messaggio inclusivo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.