Il “compra ora, paga dopo” vale ormai un terzo delle famiglie italiane, e Bankitalia lancia l’allarme
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Redazione Economia
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Si chiama Buy Now Pay Later, ma potrebbe tranquillamente ribattezzarsi “l’abitudine” degli italiani. Quello che fino a pochi anni fa rappresentava una soluzione di nicchia per gli acquisti online è diventato, in meno di un triennio, un fenomeno di massa che interessa ormai il 30 per cento dei nuclei familiari della Penisola. Un balzo impressionante, se si considera che nel 2022 la percentuale si fermava al 4 per cento, e che oggi il ricorso a questa formula – che permette di portare a casa un bene rimandando il pagamento a rate senza interessi – riguarda volumi di spesa destinati a crescere ancora. A certificare la portata del cambiamento sono gli ultimi dati diffusi da Bankitalia, che nel suo consueto aggiornamento sulla stabilità finanziaria ha acceso un faro proprio su questo strumento, sottolineando come alla sua diffusione abbiano contribuito in larga misura i giganti dell’economia digitale, ma anche come essa nasconda elementi di vulnerabilità non sempre facili da valutare.
L’espansione geografica e generazionale di un modello ormai consolidato
Il fenomeno, tra il 2024 e il 2025, ha ormai superato la fase della sperimentazione giovanile per radicarsi in modo trasversale. Secondo le elaborazioni condotte da Experian sul proprio sistema di informazioni creditizie – che monitora oltre 80 milioni di posizioni – la domanda di prodotti BNPL a febbraio 2026 ha registrato un incremento del 56,1 per cento su base annua, con un importo medio richiesto che sale a 186 euro, in crescita del 28,7 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un dato che segnala come i consumatori utilizzino questo canale con maggiore frequenza, ma anche per acquisti di valore progressivamente più elevato, allontanandosi dall’idea del semplice “piccolo sfizio”. A trainare la crescita, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono soltanto i Millennial o la Generazione Z: se è vero che queste due fasce di età rappresentano ancora la spina dorsale dello strumento, coprendo insieme circa due terzi delle richieste, sono i Baby Boomer a registrare l’accelerazione più sostenuta. La loro propensione al “compra ora, paga dopo” è aumentata del 71,6 per cento, mentre tra i cosiddetti Senior – gli ultraottantenni – l’incremento sfiora addirittura l’85 per cento.
Lo stesso slancio si osserva anche sul fronte geografico, dove il divario storico tra Nord e Sud sembra invertirsi proprio nella capacità di assorbire l’innovazione finanziaria. Il Sud Italia, con una crescita annua del 62,6 per cento, si conferma l’area più dinamica e concentra da solo il 39,8 per cento di tutte le richieste a livello nazionale. Una tendenza che, secondo gli analisti, riflette l’esigenza di una maggiore flessibilità nella gestione della liquidità mensile, particolarmente sentita in quelle regioni dove le risorse patrimoniali sono mediamente più scarse. Anche i cittadini nati all’estero, che costituiscono il 15,2 per cento degli utilizzatori, mostrano una crescita del 70,8 per cento, superando di gran lunga la media nazionale e confermando la capacità di questo strumento di intercettare le esigenze di una popolazione più giovane e digitalizzata.
La risposta dei mercati e l’adattamento dei grandi player del turismo
La massiccia adozione da parte delle famiglie sta naturalmente rimodellando l’offerta dei grandi player internazionali e nazionali, che si adeguano per non perdere il passo di un mercato in piena espansione. Un esempio lampante arriva dal settore dei viaggi: Airbnb, da un paio di mesi, ha introdotto la possibilità di riservare un alloggio senza dover sborsare un centesimo fino al termine del periodo di cancellazione, replicando di fatto il modello già largamente sperimentato da Booking. Una mossa che, specie per i consumatori più indecisi, elimina l’attrito iniziale rappresentato dalla richiesta di una caparra, spostando in avanti il momento del saldo. Anche in settori tradizionalmente legati al consumo fisico, come la grande distribuzione, si assiste a una corsa all’integrazione di questi servizi: alcune catene di supermercati permettono ormai di dividere in tre tranches l’importo della spesa quotidiana, mentre altre agganciano formule di pagamento dilazionato a fidelity card premium, creando un ecosistema in cui il “paga dopo” diventa la norma anziché l’eccezione.
Se per gli acquisti di importo medio-piccolo il BNPL si sta imponendo come soluzione privilegiata, per le spese più rilevanti i canali tradizionali mantengono un ruolo centrale. I prestiti personali, pur crescendo a un ritmo più contenuto rispetto al fenomeno del dilazionato istantaneo, continuano a rappresentare la scelta più solida per chi cerca un finanziamento strutturato. Piattaforme di comparazione come PrestitiOnline.it registrano infatti un flusso costante di richieste per importi elevati, dove la rateizzazione a lungo termine – spesso legata a ristrutturazioni, auto o spese mediche – richiede garanzie e valutazioni del merito creditizio che vanno ben oltre la semplicità di un click.
L’ombra del sovraindebitamento e l’intervento della Vigilanza
Ma dietro la comodità di rimandare il pagamento si nasconde un rovescio della medaglia che ha spinto la Banca d’Italia a lanciare un segnale di attenzione. L’analisi condotta da Palazzo Koch rileva come questa forma di finanziamento stia progressivamente coinvolgendo fasce di popolazione finanziariamente più fragili, ovvero soggetti con reddito medio-basso, scarse risorse patrimoniali e, in molti casi, già indebitati. Il rischio, in queste situazioni, è che il consumatore, meno frenato da vincoli di liquidità immediata e spesso non del tutto consapevole di contrarre un debito formale, accumuli un numero eccessivo di dilazioni di pagamento. Iniziando a saltare le scadenze, si innesca un circolo vizioso in cui il BNPL – che all’apparenza sembra alleviare le difficoltà economiche – finisce per aggravare una situazione di fragilità preesistente, ritardando ulteriormente il rimborso di altri finanziamenti.
A rendere più complessa la valutazione del fenomeno, secondo la nota di Bankitalia, è proprio la limitata disponibilità di dati aggregati sui volumi reali e sulla rischiosità effettiva di questi strumenti. Le operazioni avvengono spesso al di fuori dei tradizionali sistemi di informazione creditizia, creando una sorta di “leva nascosta” che sfugge al controllo delle banche al momento della concessione di un mutuo o di un prestito di importo maggiore. Per mettere ordine in un settore cresciuto rapidamente all’ombra di una regolamentazione leggera, interverrà la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori (CCD2), la cui applicazione scatterà a partire dal novembre 2026. Il provvedimento, come anticipato dall’istituto di via Nazionale, imporrà regole di trasparenza più stringenti sull’informativa precontrattuale e contrattuale, oltre a valutazioni più rigorose del merito creditizio del richiedente. Un cambio di passo che, nelle intenzioni del legislatore comunitario, mira a ridurre i rischi di sovraindebitamento, costringendo gli operatori – da Scalapay a Klarna, fino a PayPal – a uniformarsi a standard di vigilanza più vicini a quelli del credito al consumo tradizionale.




