Don Coluccia accerchiato e minacciato al Quarticciolo: tre denunciati, l’appello per un presidio fisso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ancora insulti e minacce per don Antonio Coluccia, il sacerdote salentino che da anni conduce le sue passeggiate della legalità nei quartieri più difficili di Roma. Sabato sera, intorno alle 23, al Quarticciolo, il prete antispaccio è stato accerchiato da un gruppo di una decina di persone tra pusher italiani e nordafricani che non gradivano la sua presenza in via Ostuni. Con lui c’era anche Andrea Stroppa, il referente italiano di Elon Musk, che aveva deciso di partecipare all’iniziativa.

Le minacce, secondo quanto ricostruito, sono arrivate in italiano e in arabo.

Tre giovani tunisini, tutti ventenni con precedenti per spaccio, si sono avvicinati maggiormente al sacerdote e sono stati identificati e denunciati dai carabinieri con l’accusa di minacce aggravate. I militari dell’Arma, intervenuti sul posto, erano già stati impegnati nella stessa giornata in un maxi blitz antidroga nel quartiere che aveva portato a 11 arresti e al sequestro di mille dosi tra crack, cocaina e hashish, oltre a duemila euro e quattro scooter rubati.

Quando sono arrivati, però, i pusher si erano già dileguati; grazie al racconto dei presenti, i tre sono stati bloccati in meno di un’ora.

L’appello del sacerdote e le reazioni politiche

«Sono stato circondato e minacciato di morte. Un atto intimidatorio non solo nei miei confronti, ma nei confronti di tutte quelle donne e madri che mi chiamano intimorite per i loro figli», ha raccontato don Coluccia, che ha poi sporto denuncia. Il sacerdote, sotto scorta dal 2014 proprio per le minacce ricevute a causa del suo impegno contro mafie e droga, ha lanciato un appello alle istituzioni: «Da pastore imploro il presidente Meloni e le istituzioni di dare una risposta definitiva. Serve un’azione nuova e coraggiosa».

La richiesta specifica è quella di un presidio fisso nel quartiere, dove da troppo tempo la situazione è fuori controllo.

La solidarietà dal mondo politico è stata bipartisan. Il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di «intimidazioni vergognose e inaccettabili contro un prete coraggioso, da anni in prima linea contro la criminalità». Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito le minacce «vili e inaccettabili», mentre il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha condannato fermamente l’accaduto.

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha ringraziato don Coluccia «per il coraggio con cui ogni giorno si batte contro lo spaccio di droga», e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha ribadito che «don Coluccia non deve sentirsi solo». Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è intervenuto, assicurando che le forze di polizia andranno avanti «con rinnovata forza».

Un impegno che dura da oltre dieci anni

Non è la prima volta che don Coluccia finisce nel mirino. Già in passato era stato preso di mira dai pusher di Tor Bella Monaca e San Basilio, in circostanze analoghe. Nel settembre 2024, durante una delle sue iniziative, dalle finestre erano partiti bottiglie, sassi e bastoni, con minacce esplicite come «Hai le ore contate». Un episodio ancora più grave risale all’agosto 2023, quando a Tor Bella Monaca un uomo a bordo di uno scooter puntò verso il sacerdote durante una passeggiata della legalità: un agente della scorta intervenne per proteggerlo e venne travolto.

La sua azione, iniziata come volontariato e poi sfociata nella vocazione sacerdotale, lo ha portato nel 2012 a trasformare una villa confiscata alla criminalità in una struttura per persone in difficoltà. Da lì, l’impegno si è fatto sempre più diretto proprio nei territori controllati dalle piazze della droga.

La posizione di Andrea Stroppa

Andrea Stroppa, 32enne informatico romano e referente in Italia di Elon Musk, rischia di finire sotto processo per omicidio stradale. La Procura di Roma ha chiuso le indagini sull’incidente che il 31 gennaio scorso è costato la vita a Mirco Garofano, un ragazzo di 18 anni investito in via Filippo Fiorentini, nel quartiere Collatino.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la vittima aveva iniziato ad attraversare la strada con il semaforo pedonale rosso, ma dai dati del dispositivo satellitare installato sulla Smart guidata da Stroppa è emerso che il veicolo viaggiava a 94 chilometri orari, ben oltre il limite consentito. All’informatico viene contestata anche la mancata revisione dell’auto. Stroppa, che si è subito fermato e ha allertato i soccorsi, è indagato a piede libero; l’avvocato della famiglia del giovane, Fabrizio Castellano, ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile.

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