Julio Iglesias accusato da ex dipendenti: indagato per violenze sessuali e tratta
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un'indagine giornalistica di tre anni, condotta congiuntamente da elDiario.es e Univision Noticias, ha portato alla luce accuse gravissime contro Julio Iglesias, una delle figure più celebri della musica mondiale. L'artista, che è oggi l'ottantaduenne simbolo internazionale della canzone latina, si trova al centro di una bufera legale e mediatica per presunti reati di aggressione sessuale, molestie, lesioni e tratta di esseri umani, mossagli da due sue ex dipendenti. Le accuse, che risalgono al 2022 secondo quanto riferito dalle parti, descrivono un sistema di controllo e sfruttamento all'interno delle residenze caraibiche del cantante, gettando un'ombra inaspettata su una carriera pluridecennale costruita sull'immagine del seduttore romantico.
I racconti delle presunte vittime
La prima accusatrice, un’ex collaboratrice domestica che all'epoca dei fatti aveva ventidue anni, ha fornito un racconto crudo della sua esperienza. «Mi usava quasi tutte le notti», ha dichiarato al pool di giornalisti, descrivendo una condizione di totale assoggettamento: «mi sentivo un robot o una schiava, non riuscivo a oppormi». L’abbandono di quel posto di lavoro, ha aggiunto la donna, coincise con l’insorgere di gravi disturbi, tanto da richiedere un trattamento psicologico per ansia e depressione profonde. La seconda denunciante, invece, ricopriva il ruolo di fisioterapista personale di Iglesias ed era inquadrata in quel gruppo interno, noto come delle “signorine”, al quale venivano riservate condizioni contrattuali lievemente migliori rispetto al resto del personale di servizio. Anche per lei, tuttavia, le giornate erano segnate da una disciplina ferrea e da turni di lavoro estenuanti, che potevano protrarsi fino a sedici ore consecutive.
Il quadro giuridico e il clamore istituzionale
Le imputazioni, che includono il reato di tratta di esseri umani – associato, nel dettaglio delle accuse, alla riduzione in schiavitù a fini di sfruttamento sessuale – hanno immediatamente travalicato l’ambito della cronaca per investire quello politico. Il governo spagnolo, pur avendo ribadito in via di principio il rispetto per la presunzione di innocenza che spetta a ogni indagato, ha preso pubblicamente posizione schierandosi al fianco delle vittime di violenza sessuale, in un contesto nazionale dove le leggi in materia sono state recentemente inasprite. La portata internazionale della vicenda, che coinvolge proprietà in paesi esteri e un personaggio di fama planetaria, complica non poco il percorso investigativo e giudiziario, lasciando intravedere una procedura lunga e articolata.
Le reazioni e il peso di un mito in frantumi
L’impatto della notizia sul pubblico e sull’establishment culturale iberico è stato dirompente, paragonabile a un vero e proprio terremoto mediatico. Il caso di Julio Iglesias, del resto, rappresenta un episodio senza precedenti nella storia dello spettacolo spagnolo per la crudezza delle circostanze descritte e la statura dell’accusato. Le dichiarazioni delle ex dipendenti dipingono un ambiente di lavoro oppressivo, caratterizzato da percosse, vessazioni continue e umiliazioni sistematiche, in netto, stridente contrasto con l’immagine pubblica dell’artista. La narrazione delle due donne, se confermata, racconta di una doppia vita mantenuta per anni all’interno delle mura domestiche, lontano dai riflettori dei grandi concerti e dalle telecamere.




