La nuova Siri con l’intelligenza artificiale slitta ancora: i test interni la bocciano e Apple rivede il piano

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il tanto atteso salto generazionale di Siri, l’assistente vocale di Apple che avrebbe dovuto beneficiare di un profondo rinnovamento grazie all’intelligenza artificiale generativa, non vedrà la luce nei tempi sperati. Secondo quanto ricostruito da Mark Gurman di Bloomberg, fonte solitamente ben informata sui piani della Mela, le prossime funzionalità avanzate, che includevano una maggiore consapevolezza del contesto personale e la capacità di compiere azioni complesse all’interno e tra le applicazioni, non arriveranno con il rilascio di iOS 26.4, inizialmente previsto per il mese di marzo. I test condotti nelle ultime settimane dai team di ingegneria di Cupertino avrebbero infatti evidenziato criticità non trascurabili, costringendo l’azienda a frenare e a rivedere l’intera tabella di marcia. Le prove interne, in particolare, avrebbero mostrato un’affidabilità altalenante del sistema, con risposte talvolta inaccurate e tempi di elaborazione delle richieste giudicati ancora troppo lunghi per garantire un’esperienza utente all’altezza degli standard della casa californiana -2-5.

Le difficoltà tecniche e il rinvio delle funzionalità chiave

Il nodo principale, a quanto emerge, riguarda la stabilità del nuovo software. La nuova architettura di Siri, che si basa sulla piattaforma di modelli linguistici di Apple (Apple Foundations Models) e che nelle intenzioni avrebbe dovuto integrarsi profondamente con il sistema operativo per scandagliare messaggi, file, email ed eseguire azioni su comando vocale, sta dando più di un grattacapo agli sviluppatori. Non si tratta di un semplice perfezionamento, ma di un cambiamento radicale nel modo in cui l’assistente opera, passando da un sistema a comandi rigidi a uno in grado di comprendere l’intenzione dell’utente e il contesto in cui si trova. Le segnalazioni dai laboratori parlano di malfunzionamenti specifici: in alcune circostanze, Siri non riuscirebbe a processare correttamente le domande, andando in tilt; in altre, interromperebbe l’utente se questi parla con un ritmo considerato troppo rapido. C’è di più: durante le verifiche, il sistema avrebbe talvolta fatto ricorso in modo improprio all’integrazione con ChatGPT di OpenAI per richieste che, nelle intenzioni del progetto, avrebbero dovuto essere gestite internamente dall’intelligenza artificiale di Apple o dalla neonata partnership con Google per l’utilizzo dei modelli Gemini.

Una roadmap frammentata tra iOS 26.5 e iOS 27

Alla luce di questi intoppi, Apple ha dovuto rivedere la propria strategia di rilascio. L’idea di concentrare tutte le novità in un unico, grande aggiornamento primaverile è stata accantonata. Le informazioni raccolte suggeriscono che le varie funzionalità verranno invece distribuite su più versioni successive del sistema operativo, in un rollout scaglionato che potrebbe protrarsi per diversi mesi. Alcune delle capacità più attese, come il controllo vocale avanzato delle applicazioni e la ricerca all’interno dei dati personali, potrebbero quindi debuttare non prima di iOS 26.5, il cui arrivo è ipotizzato per maggio. Per altre, incluso forse il pieno dispiegamento delle potenzialità legate alla comprensione contestuale, si parla addirittura di settembre, quando verrà rilasciato iOS 27 contestualmente alla nuova linea di iPhone. Gli ingegneri, secondo le ricostruzioni, sono stati già reindirizzati a concentrare i test su queste versioni successive, un segnale inequivocabile che la finestra per marzo è ormai considerata irrealistica nonostante le speranze iniziali dei vertici di non voler posticipare ulteriormente il debutto di queste funzionalità.

Il nodo della privacy e la complessità dell’integrazione

Dietro a queste difficoltà, che segnano l’ennesimo rinvio per un progetto annunciato con grande enfasi già alla WWDC del 2024, si intravedono le sfide tecniche e filosofiche che Apple deve affrontare. Da un lato, c’è l’ambizione di creare un assistente realmente proattivo e capace di gestire dati sensibili come messaggi privati, calendari e email. Dall’altro, la ferrea politica sulla privacy dell’azienda, che vuole che l’elaborazione di questi dati avvenga il più possibile direttamente sul dispositivo o su server dedicati dalla sicurezza rinforzata, senza utilizzare le informazioni personali per addestrare i modelli. Un equilibrio delicato, che richiede un’ingegnerizzazione software ai massimi livelli e che, al momento, sembra rappresentare un ostacolo difficile da superare nei tempi previsti. A complicare il quadro, si aggiungono le voci di un significativo turnover all’interno dei team dedicati all’intelligenza artificiale, con diversi ricercatori chiave che avrebbero lasciato Cupertino per altri lidi, un fattore che può certamente influire sulla continuità e sulla velocità dello sviluppo.

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