ChatGPT Health e l'Apple Watch: quando l'intelligenza artificiale sbaglia diagnosi
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Redazione Economia
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La promessa, lanciata da OpenAI con l'introduzione di ChatGPT Health, era quella di trasformare l'enorme flusso di dati biometrici – quelli che, per intenderci, raccoglie ininterrottamente un Apple Watch al polso – in analisi personalizzate e consigli comprensibili. Un'assistente virtuale, insomma, capace di decifrare il complesso linguaggio del nostro Corpo e di restituircelo in un formato utile. La realtà, come spesso accade quando si parla di intelligenza artificiale applicata a campi delicatissimi come la medicina, si è rivelata ben più complessa e irta di rischi, come dimostra un esperimento condotto dal Washington Post che ha alimentato il dibattito sulla reale affidabilità di questi strumenti.
L'illusione della risposta corretta e il problema del ragionamento
Il punto cruciale, infatti, non risiede soltanto nella correttezza formale della risposta finale che un modello linguistico è in grado di fornire. A sollevare interrogativi profondi è piuttosto il processo che conduce a quella conclusione, un percorso logico che, nelle applicazioni mediche, deve essere trasparente e solido tanto quanto l'esito. È proprio questo il fulcro della ricerca pubblicata su Nature Communications dal Titolo "Quantifying the reasoning abilities of large language models on clinical cases", la quale indaga le capacità di ragionamento dei modelli di linguaggio su casi clinici, mettendo in luce come un risultato azzeccato possa talvolta nascondere un ragionamento fragile o addirittura errato.
Il pericolo nascosto nei dati: l'esperimento che fa riflettere
L'esperimento del quotidiano statunitense ha messo alla prova ChatGPT Health fornendogli una mole impressionante di dati sanitari personali, accumulati in un decennio di utilizzo dell'orologio smart di Apple. I risultati, come anticipato, hanno evidenziato criticità non marginali. L'intelligenza artificiale, pur elaborando numeri e grafici con velocità inumana, ha infatti prodotto interpretazioni fuorvianti, dimostrando di non possedere quella capacità di contestualizzazione e di discernimento che è invece prerogativa del medico in carne e ossa. Ciò che emerge con chiarezza è la differenza abissale che separa la mera correlazione statistica dei dati dalla diagnosi clinica, la quale richiede un giudizio esperto che vada al di là della semplice lettura di un tracciato o di un valore soglia.
Tra uso massiccio e scetticismo necessario
La diffusione di questi strumenti è ormai un dato di fatto, considerato che OpenAI stima in oltre 230 milioni le persone che ogni settimana rivolgono a ChatGPT domande legate alla salute. Si è passati, in un certo senso, dalla caricatura del "Dottor Google" – tanto bistrattato dal celebre dottor House in televisione – alla più sofisticata, ma non per questo meno problematica, figura del "Dottor AI". L'episodio, del resto, rientra in un quadro più ampio di attenzione giudiziaria verso le big tech, dove inchieste e procedimenti si concentrano sempre più spesso sulle conseguenze reali dei loro prodotti, in special modo quando questi toccano ambiti sensibili come la privacy o, appunto, la salute pubblica.




