Mohammad Bagher Zolghadr, il generale dei pasdaran che prende il controllo della sicurezza iraniana dopo la morte di Larijani
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Redazione Esteri
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La guerra aperta tra Stati Uniti, Israele e Iran, che ha già causato la decapitazione dei vertici della Repubblica Islamica con la morte della Guida Suprema Ali Khamenei e di altri alti ufficiali, impone ora a Teheran un rinnovamento forzato e traumatico dei suoi ruoli istituzionali più delicati. In questo contesto di emergenza nazionale, dove ogni poltrona lasciata vacante dagli attacchi nemici diventa un campo di battaglia per la sopravvivenza del regime, la scelta del successore difficilmente cade su una colomba; al contrario, viene premiato chi possiede le caratteristiche del falco, l’uomo abituato a muoversi nell’ombra delle operazioni militari piuttosto che nei salotti della diplomazia. La conferma più recente di questa dinamica arriva dalla nomina di Mohammad Bagher Zolghadr al vertice del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, l’organismo che di fatto definisce le strategie di difesa, il programma nucleare e le relazioni internazionali del Paese, in sostituzione di Ali Larijani, ucciso in un raid israeliano nella settimana precedente.
Una carriera forgiata nella guerra e nei ranghi delle Guardie della Rivoluzione
Zolghadr, nato nel 1954 a Fasa, non è certo un volto nuovo per chi segue da anni le dinamiche di potere iraniane: la sua figura emerge dalle stesse ceneri della rivoluzione del 1979, quando fece parte dei nuclei che rovesciarono lo Scià, per poi entrare a far parte del delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). La sua ascesa, come quella di molti dei suoi pari, fu accelerata dal conflitto sanguinoso con l’Iraq negli anni Ottanta; fu in quella occasione, ricoprendo il ruolo di responsabile del "Quartier Generale del Ramadan", che Zolghadr mise a punto le tecniche di guerra asimmetrica e le operazioni transfrontaliere che sarebbero poi diventate il marchio di fabbrica della Forza Quds, il braccio operativo estero dei pasdaran. Dopo aver scalato i vertici militari, servendo per otto anni come capo di Stato Maggiore e per altrettanti come vicecomandante in capo delle Guardie, ha poi transitato in ruoli governativi e giudiziari, dimostrando una versatilità rara: è stato viceministro degli Interni sotto Mahmud Ahmadinejad, un’esperienza che gli ha permesso di stringere legami con l’ala più intransigente della politica, e in seguito consigliere per gli affari strategici del capo della magistratura.
L’uomo dei Khamenei e il peso delle sanzioni internazionali
A rendere questa nomina particolarmente significativa, oltre al curriculum militare, è il rapporto di fiducia che lega Zolghadr alla nuova Guida Suprema. Secondo quanto riportato dagli analisti, la sua designazione a segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza è avvenuta formalmente con decreto del presidente Masoud Pezeshkian, ma ha ricevuto l’avallo indispensabile della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, segnando così un ulteriore rafforzamento del nucleo militare del potere a scapito degli spazi concessi alla politica tradizionale. Non sorprende, dunque, che per l’Occidente Zolghadr rappresenti da tempo un bersaglio sanzionatorio: l’Unione europea lo ha inserito nella lista nera per il suo ruolo nel programma nucleare e missilistico degli ayatollah, considerandolo un ingranaggio essenziale di un sistema che le potenze occidentali cercano di contenere. La sua figura è inoltre legata a doppio filo al mondo della diplomazia attraverso il genero, Kazem Gharibabadi, diplomatico di spicco che ha rappresentato l’Iran presso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), un dettaglio che rivela come, anche nelle famiglie più legate all’apparato militare, si intreccino competenze tecniche e negoziali.
Il significato di un cambio al vertice in piena guerra
Se Larijani, sebbene responsabile di una repressione durissima, veniva considerato da molti osservatori un elemento di raccordo con le fazioni più pragmatiche del sistema, la sua sostituzione con Zolghadr rappresenta un cambio di paradigma netto. Il nuovo segretario, come sottolineato dal politologo Vali Nasr, incarna la realtà concreta del campo di battaglia: non è un mediatore, ma il braccio operativo che dovrà tradurre in azioni le decisioni della Guida Suprema. In un momento in cui l’attenzione internazionale si concentra talvolta su altre figure, come il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, Zolghadr è colui che detiene l’ultima parola in materia di sicurezza, un ruolo che diventa cruciale mentre Teheran cerca di rispondere agli attacchi che hanno decimato la sua leadership e di gestire le tensioni interne. La sua nomina, quindi, non è un semplice avvicendamento burocratico, ma un messaggio chiaro sia all’interno che all’esterno: in questa fase di guerra esistenziale, le redini della sicurezza nazionale sono saldamente nelle mani dei pasdaran, e qualsiasi futura strategia, sia essa di resistenza o di negoziato, passerà necessariamente attraverso il suo vaglio.




