Mediobanca frena l’utile, ma i conti restano solidi e battono le attese
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Redazione Economia
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Il primo trimestre del 2026, il primo interamente gestito dal nuovo amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril – che sta conducendo la complessa fase di integrazione con Monte dei Paschi di Siena –, consegna una Mediobanca in lieve affanno sull’utile, ma capace comunque di superare le previsioni degli analisti. La merchant bank di Piazzetta Cuccia ha archiviato i tre mesi con un utile netto consolidato di 323 milioni di euro, in calo del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato, questo, che risente di alcuni elementi straordinari per circa 23 milioni e di una pressione fiscale più elevata, ma che si è rivelato superiore al consensus Bloomberg fermo a 313 milioni.
Ricavi in crescita e redditività stabile
A sostenere il risultato sono stati i ricavi, saliti a 938,6 milioni contro i 925 milioni attesi dal mercato. Un incremento che testimonia – come ha sottolineato lo stesso Melzi d’Eril – la disciplina operativa mantenuta nonostante un contesto di mercato oggettivamente difficile. Il risultato operativo lordo si è attestato a 552 milioni, in aumento del 14% rispetto al trimestre precedente e del 4% su base annua. Il Rote, l’indicatore chiave della redditività bancaria, si è mantenuto al 13,5%, un livello che conferma la sostanziale tenuta del margine generato dal capitale investito.
La transizione verso l’integrazione con Mps
L’amministratore delegato ha parlato esplicitamente di «fase di transizione» verso l’integrazione con Rocca Salimbeni, la controllante Mps. Un passaggio delicato, che richiede un allineamento dei periodi contabili – già realizzato – e una progressiva convergenza delle strutture operative. I conti di Mediobanca, pur mostrando una lieve flessione dell’utile, riflettono secondo l’ad «l’impegno quotidiano al fianco dei clienti per offrire servizi di qualità». Nessun tono trionfalistico, semmai la consapevolezza che il cantiere aperto con la banca senese assorbe risorse e attenzioni, senza però compromettere la solidità patrimoniale del gruppo.
Oltre le stime nonostante il mercato difficile
Il trimestre chiuso a marzo ha così restituito un quadro chiaro: da un lato un utile in calo che qualcuno potrebbe giudicare modesto, dall’altro una capacità ricorrente di generare ricavi superiore alle aspettative. La differenza tra i 323 milioni realizzati e i 313 milioni stimati dal mercato – unita alla crescita a doppia cifra del risultato operativo lordo su base sequenziale – segnala che la banca guidata da Melzi d’Eril non ha perso slancio. Né si sono registrati scossoni sul fronte della raccolta o della qualità del credito. Al momento, l’attenzione resta concentrata sul dossier dell’integrazione con Mps: un’operazione che condizionerà i prossimi bilanci, ma che per ora non ha impedito a Mediobanca di tenere il passo, battere le stime e confermare un Rote sopra la soglia di guardia del 13%.




