Lo schianto all'alba in viale Testi, un suv a 150 all'ora e i guidatori positivi alla droga
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Redazione Interno
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La dinamica, ricostruita dagli investigatori, parla di una corsa folle, compiuta sotto una pioggia battente che doveva rendere la strada ancor più insidiosa, dove il potente suv Mercedes classe G, un mezzo dalle prestazioni elevate, avrebbe raggiunto la velocità di centocinquanta chilometri orari, un valore che triplica il limite consentito in quel tratto. L'impatto con un'Opel Corsa, un'utilitaria di ben altra stazza e potenza, è stato di una violenza inaudita, al punto che il veicolo più grande, dopo la collisione, ha preso a roteare su se stesso per poi ribaltarsi e spezzarsi in due tronconi, un dettaglio che la dice lunga sulla forza sprigionata nello schianto. A bordo del fuoristrada tedesco, oltre al conducente di ventitré anni, viaggiavano un diciannovenne, che avrebbe perso la vita sul colpo, e una donna trentenne, la quale, come gli altri, è stata sbalzata via dall'abitacolo durante le drammatiche evoluzioni del mezzo.
Le accuse e gli accertamenti tossicologici
Sia il ventitreenne alla guida del suv che il trentaduenne conducente dell'Opel Corsa sono stati iscritti nel registro degli indagati, con l'ipotesi di reato più grave, quella di omicidio stradale, che pende sulle loro teste. A unire le loro posizioni, seppur su fronti opposti dello scontro, sono i risultati dei pre-test effettuati sul posto, i quali hanno indicato, per entrambi, una positività alla droga; il più giovane dei due, stando a quanto emerso dalle prime e ancora parziali analisi che dovranno essere validate da esami di laboratorio più approfonditi, sarebbe risultato positivo anche all'alcol. Questi elementi, che la procura valuterà nel corso delle indagini, appaiono decisivi per comprendere le cause che hanno condotto alla tragedia, delineando un quadro in cui la condotta di guida è stata gravemente viziata da sostanze psicotrope.
La testimonianza del soccorritore e la sliding door
Nel caos dei primi soccorsi, mentre i vigili del fuoco lavoravano per estrarre i corpi dalle lamiere, si è distinta la figura di un ragazzo di vent'anni, inizialmente sospettato di essere a sua volta alla guida del suv. La sua posizione è stata però rapidamente chiarita, grazie anche a una sua drammatica dichiarazione, "Lì ci sono i miei amici che stanno morendo", che ha permesso di identificarlo come un amico delle vittime, accorso sul luogo dell'incidente subito dopo il fatto. La cosiddetta "sliding door", un'indagine che ha escluso il suo coinvolgimento diretto nella guida del veicolo, lo ha quindi scagionato, restituendo l'immagine di un giovane il cui unico intento, in quella notte tragica, era quello di prestare aiuto ai compagni in pericolo di vita.
Il percorso dell'inchiesta
L'inchiesta, coordinata dalla procura, procede ora su due binari principali: da un lato l'analisi tecnica dei rottami e delle tracce sull'asfalto, fondamentale per confermare la velocità eiettiva del suv e le dinamiche precise dello scontro, e dall'altro l'attesa degli esiti definitivi delle analisi tossicologiche sul sangue dei due indagati. Questi ultimi risultati, che si attendono nelle prossime settimane, saranno la prova regina per stabilire con certezza assoluta l'eventuale stato di alterazione al momento dell'incidente, un tassello cruciale per il lavoro dei magistrati che dovranno valutare le responsabilità penali per la morte del diciannovenne.




