Depakin, il farmaco salvavita che la burocrazia rende introvabile

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Mentre le assicurazioni delle istituzioni, che pure arrivano a pochi giorni di distanza, si scontrano con il muro di gomma delle farmacie territoriali, migliaia di pazienti, molti dei quali con epilessia associata a disturbi dello spettro autistico, sono costretti a una caccia estenuante a un medicinale essenziale. Il Depakin in granulato, la cui formulazione risulta spesso essere l'unica tollerabile e gestibile per persone con disabilità complesse, è infatti sparito dagli scaffali, dando vita a una paradossale emergenza sanitaria in piena regola. Una crisi che non è affatto nuova, avendo già fatto capolino in almeno quattro occasioni distinte negli ultimi sei anni, e che ora sembra riproporsi con modalità identiche, nonostante i proclami.

Il divario tra le promesse e la realtà operativa

L’assessorato regionale al Welfare della Lombardia, interpellato sulla gravissima carenza, aveva infatti dichiarato di aver attivato e reso operativa la cosiddetta procedura di importazione per singolo paziente, uno strumento che dovrebbe permettere di aggirare la momentanea indisponibilità di un farmaco ricorrendo all’acquisto dall’estero per conto del singolo assistito. Una soluzione che, sulla carta, appariva come una via d’uscita immediata. Eppure, tentando di metterla in pratica, le famiglie si sono scontrate con un panorama confuso e frammentato, dove ogni farmacia sembra applicare un protocollo diverso, quando non ignora del tutto la normativa. “Non conosciamo questa procedura”, “Non la seguiamo”, oppure “Non abbiamo le licenze per attivarla”: sono queste le risposte, secche e fuorvianti, che cittadini disperati si sentono ripetere, svelando un divario abissale tra le direttive emanate dagli uffici e la loro concreta applicazione sul territorio.

Le iniziative legali e il silenzio delle case farmaceutiche

Dinamiche del genere, che lasciano i pazienti e le loro famiglie in un limbo angoscioso, hanno spinto alcuni professionisti del diritto a muoversi in prima linea. L’avvocato Laura Andrao, per esempio, specializzata nella tutela delle persone con disabilità, ha avviato insieme al suo studio e ad alcune famiglie approfondimenti a livello istituzionale, esplorando ogni strada possibile per ottenere una soluzione definitiva. Senza escludere, qualora fosse necessario, la possibilità di promuovere ricorsi giurisdizionali volti a imporre la commercializzazione urgente del farmaco. Una prospettiva estrema, certo, ma che denuncia la frustrazione di chi si sente abbandonato dallo Stato e dalle stesse aziende produttrici, le quali, per ragioni legate a bassi profitti o a semplici scelte di mercato, sembrano disinteressarsi della continuità terapeutica di migliaia di persone.

Un problema nazionale dalle conseguenze concrete

La questione, peraltro, non è confinata ai soli confini lombardi, come dimostrano gli accorati appelli lanciati da associazioni come Autismo Abruzzo, che parla di pazienti adulti “lasciati soli” davanti a un vuoto terapeutico pericoloso. Le alternative al Depakin in granulato, infatti, si rivelano in molti casi impraticabili: le compresse sono spesso impossibili da deglutire per chi ha determinate disabilità, lo sciroppo viene rifiutato a causa del suo sapore, mentre le bustine da 750 mg non consentono di modulare il dosaggio per chi necessita di quantità minori. Si tratta, in altre parole, di un vero e proprio fallimento del sistema, che non riesce a garantire l'accesso a cure fondamentali, mettendo a rischio la salute e la stabilità di cittadini estremamente fragili, per i quali un cambio di terapia improvviso può avere conseguenze gravissime.

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