Ddl Sicurezza, la crisi della democrazia e della libera informazione
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Redazione Interno
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La democrazia, per essere considerata tale, si basa su principi fondamentali che vanno oltre il semplice esercizio del voto. La Costituzione italiana ci insegna che il voto è importante, ma non può essere l'unico elemento a definire una democrazia. Spesso, infatti, i leader politici come Meloni, La Russa, Tajani e Salvini affermano: "Gli italiani ci hanno scelto, abbiamo il diritto di governare". Tuttavia, è doveroso precisare che a votarli è stata solo una parte degli aventi diritto e, chi li ha votati, non ha firmato un assegno in bianco.
Recentemente, le piazze di Roma e Bologna sono state teatro di scontri violenti, con il governo che ha prontamente presentato il ddl sicurezza. La premier Giorgia Meloni ha definito gli episodi come "ignobili atti di disordine e caos ad opera dei soliti facinorosi". A questa dichiarazione ha risposto la leader del Pd, Elly Schlein, esprimendo solidarietà ai sindaci, condannando ogni atto violento e chiedendo alla destra di smettere di fare politica su queste violenze.
Il ddl sicurezza ha suscitato polemiche anche tra i familiari delle vittime di stragi di mafia e terrorismo, i quali contestano la norma che conferisce maggiori poteri ai servizi segreti. Le associazioni sostengono che, concedendo una sorta di "licenza di delinquere" a soggetti istituzionali con la copertura governativa, non ci sarà più differenza tra i criminali e chi dovrebbe operare a tutela della sicurezza.
Nel frattempo, il governo ha promesso tolleranza zero nei confronti dei violenti, con i primi provvedimenti già in atto. A Roma, sono stati identificati una trentina di individui coinvolti negli scontri avvenuti durante la manifestazione per Ramy, il giovane morto a Milano mentre fuggiva da un controllo dei carabinieri.




