Il «manifesto» di Palantir e l’etica nel mondo nuovo tech
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Redazione Esteri
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La società tecnologica statunitense Palantir, che da anni opera nel delicato equilibrio tra data analysis, intelligence e servizi pubblici, ha pubblicato sulle proprie pagine social un documento in ventidue punti destinato a fare discutere non soltanto gli addetti ai lavori. Il testo, che riprende le tesi del libro The Technological Republic firmato dall’amministratore delegato Alex Karp con Nicholas Zamiska (in Italia La repubblica tecnologica, edito da Silvio Berlusconi Editore), mescola provocazioni filosofiche e proposte operative di rottura. Vi si legge, tra l’altro, un esplicito appello al servizio nazionale obbligatorio, l’enfatizzazione del dovere morale delle aziende tecnologiche nella difesa militare della nazione, e persino l’idea – certo la più spinosa – secondo cui alcune culture sarebbero da considerarsi inferiori ad altre. Un passaggio, quest’ultimo, che ha immediatamente sollevato un polverone politico, in particolare nel Regno Unito, dove Palantir è oggi partner tecnologico di primissimo piano.
Armi autonome e il rischio di perdere i contratti britannici
Il “manifesto” prevede, inoltre, un futuro dominato dalle armi autonome: macchine letali capaci di decisioni in frazioni di secondo senza intervento umano diretto. L’economista greco ed ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, commentando il documento su X, ha sintetizzato il timore di molti con una frase secca: «Stanno arrivando robot killer alimentati dall’Ai». E proprio intorno al tema della guerra tecnologica che si gioca la partita più concreta per Palantir. L’azienda, infatti, rischia ora di perdere commesse pubbliche nel Regno Unito per un valore complessivo superiore a cinquecento milioni di sterline, pari a circa 580 milioni di euro. Tra questi, spicca il contratto da trecentotrenta milioni di sterline con il servizio sanitario nazionale britannico (NHS), relativo alla cosiddetta *federated data platform* per la gestione dei dati sanitari. Deputati di tre diversi partiti hanno chiesto al governo di riconsiderare ogni accordo con la società californiana, aprendo una crepa finora insospettata nei rapporti tra Londra e la Silicon Valley.
Dalla tirannia delle app al dovere morale della Silicon Valley
Non c’è solo la guerra, però, nell’articolato elenco di punti. Palantir invoca anche una ribellione collettiva contro quella che definisce la «tirannia delle app», ritenute capaci di «limitare e vincolare il nostro senso del possibile». Un’affermazione che suona paradossale, se si pensa che proprio le piattaforme digitali e gli ecosistemi chiusi hanno garantito all’azienda stessa immense fortune. Ma è il richiamo al dovere morale della Silicon Valley – chiamata a partecipare attivamente alla difesa nazionale e a occuparsi della criminalità – a tracciare il solco di una nuova dottrina. Secondo questo approccio, il settore privato tech non sarebbe più un fornitore asettico di strumenti, bensì un attore politico-militare a tutti gli effetti. Un cambio di paradigma che molti osservatori europei guardano con preoccupazione, specie alla luce della crescente dipendenza del Vecchio Continente da infrastrutture e algoritmi statunitensi.
Due visioni a confronto, un’incertezza condivisa
Palantir non opera nel vuoto: sullo sfondo si staglia il tentativo europeo di costruire una sovranità tecnologica alternativa, incarnato da iniziative come quella di Mistral Ai. Due documenti, due visioni opposte, una stessa ambizione: controllare il futuro dell’intelligenza artificiale. Mentre dalla California arriva una dottrina del potere fondata su intervento militare, selezione culturale implicita e armi autonome, dall’Europa emerge un approccio più cautelativo, incentrato sulla regolamentazione e su un’idea di sviluppo meno aggressiva. Resta però una contraddizione di fondo, che riguarda soprattutto gli europei: è davvero possibile costruire una sovranità digitale senza controllare il capitale che alimenta i giganti stranieri? La domanda, per ora, resta senza risposta. Le parole di Karp e Zamiska, intanto, hanno già prodotto effetti giudiziari e parlamentari concreti nel Regno Unito, dove il governo è ora chiamato a decidere se rinnovare o meno la fiducia in un’azienda che teorizza apertamente la superiorità di alcune civiltà e la necessità di robot assassini.




